Il 10% urologi è donna, appello a valorizzarle con politiche mirate

Selezionata da Pietro Cazzola


donne urologiaDa mosche bianche, "una specie di riserva indiana", in Italia le donne urologo sono diventate un esercito in continua crescita. Che fra le nuove leve ha già affiancato i colleghi maschi e procede a passo spedito verso il sorpasso. A parlarne con l'AdnKronos Salute sono Donata Villari e Maria Teresa Filocamo, professione urologhe, in occasione dell'88esimo Congresso nazionale Siu (Società italiana di urologia) in corso a Riccione.
"Anche nella nostra professione servono politiche mirate per valorizzare le donne e spingere in alto l'eccellenza", chiedono le esperte. "Un censimento degli urologi italiani è in corso - spiegano - ma possiamo calcolare che su oltre 4 mila specialisti attivi in Italia, le donne sono ormai il 10%. Circa 400. E chi dice che i pazienti maschi con noi sono in imbarazzo", cavalca "un vecchio pregiudizio che spesso è anche dei nostri colleghi".
Zoomando sui giovani la quota rosa sale: "Sappiamo bene che le studentesse in Medicina hanno doppiato i maschi - sottolinea Villari, Struttura organizzativa dipartimentale Urologia II-Azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze - e anche in specialità un tempo prettamente maschili, come appunto l'urologia, il trend è lo stesso e la presenza femminile inizia a essere preponderante. In media, su 4 nuovi ingressi all'anno in una Scuola di specializzazione, uno o 2 studenti sono donne".
(AdnKronos Salute) - I numeri cambiano a seconda delle diverse realtà, precisa Villari. "Alcune sono storicamente più attrattive per le donne - come Firenze, Perugia o Forlì - altre invece sono ancora respingenti. Dipende anche dal tipo di mentoring che si fa nelle università". Il messaggio delle urologhe è che "si fa eccellenza se si fa buona didattica, cioè se l'università capisce che servono politiche in grado di innalzare la qualità e promuovere l'eccellenza. Politiche che, per le donne, devono essere mirate".
"L'esperienza ci insegna che negli ospedali in cui a capo di un'eccellenza c'è un urologo donna, questa riesce a essere ugualmente attrattiva per i pazienti del territorio", precisa Filocamo dell'Asl Cuneo 1, coordinatrice del Comitato italiano femminile di urologia (Cifu) che proprio all'avanzata femminile dedica il suo Congresso nazionale 2015 'Urology: women in progress' (Firenze, 4-5 dicembre). "La qualità è riconosciuta, apprezzata e cercata in quanto tale", assicura, indipendentemente dal colore 'rosa' o 'azzurro' del camice.
"Forse - osserva l'esperta - qualche pudore da parte dei pazienti uomini resiste ancora nel parlare della propria vulnerabilità sul fronte sessuale". Ma "l'urologia non è soltanto andrologia - evidenzia Villari - E' anche e soprattutto molto altro: è chirurgia, oncologia, urologia funzionale e quindi lotta ai disturbi del pavimento pelvico e all'incontinenza urinaria, un problema che interessa milioni di persone, in stragrande maggioranza donne". Non solo: "Sono state proprio le urologhe, in particolare la dottoressa Filocamo - conclude la specialista - a validare per l'Italia il primo questionario sui disturbi sessuali femminili". Per un'urologia sempre più donna, attenta alle donne.