L'appello SIUrO: urgente la costituzione di Prostate cancer unit multidisciplinari

Selezionata da Pietro Cazzola

SIUrOSe un paziente è colpito da tumore della prostata deve essere assistito da un team multidisciplinare di più specialisti e non da un singolo medico perché tale approccio permette di migliorare l'assistenza e riduce gli sprechi legati a cure ed esami inutili: è un concetto ribadito sempre più in letteratura. Gli specialisti, riuniti a Roma per il 25° congresso nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO), lanciano un appello: la multidisciplinarietà in uro-oncologia deve diventare al più presto una consuetudine anche nel nostro Paese. «La collaborazione tra urologi, oncologi medici e oncologi radioterapisti, anatomopatologi, psicologi e medici nucleari non deve essere più un'opzione ma un obbligo» afferma Giario Conti presidente nazionale della SIUrO. «In Italia, a differenza di altri Stati europei, non esistono percorsi istituzionalizzati per creare team di camici bianchi, mentre In Germania invece esistono oltre 90 Prostate cancer unit (Pcu), strutture nate sul modello delle Breast unit». «La costituzione di Pcu deve rispettare precisi parametri medici stabiliti in un recente position paper dell'European school of oncology al quale hanno lavorato per oltre 3 anni gli specialisti delle più importanti società scientifiche europee e le associazioni di pazienti» afferma Riccardo Valdagni, presidente eletto Siuro. «È necessario coinvolgere nel riassetto anche i clinici» sottolinea Conti. «Il piano deve essere poi discusso con tutte le istituzioni competenti: dalle direzioni sanitarie dei singoli ospedali fino al ministero della Salute, passando ovviamente per gli assessorati regionali». In ogni caso, gli outcome conseguiti in Italia cono confortanti: 9 uomini su 10, colpiti da cancro alla prostata, superano la malattia. Dal 1995 la mortalità si è ridotta del 36% grazie alla diagnosi precoce e mirata e a nuovi trattamenti combinati (farmaci, chirurgia, radioterapia) sempre più efficaci e meno invasivi che consentono di cronicizzare la malattia senza alterare la qualità di vita dei pazienti. Risultati positivi raggiunti anche grazie alle terapie ormonali di nuova generazione e al Radium 223, che affiancano la chemioterapia e sono efficaci nei casi più difficili. «Questi trattamenti» affermano Conti e Valdagni «limitano la progressione del cancro. Così è possibile tenerlo sotto controllo, con limitati effetti collaterali». La prevenzione resta però fondamentale. «Svolgere una regolare attività fisica, seguire un'alimentazione equilibrata e povera di grassi sul modello della dieta mediterranea, abbandonare il fumo e l'abuso di alcol rappresentano la prima vera strategia di difesa contro i tumori a qualunque età».