Disfunzione erettile e ipertrofia prostatica, gli uomini le sottovalutano

Selezionata da Pietro Cazzola

disfunzione erettileUn uomo su dieci soffre di disfunzione erettile, in un caso su due accompagnata da una prostata ingrossata, mentre l'ipertrofia della ghiandola riguarda il 16 % della popolazione. Ma solo un uomo su quattro vede la disfunzione erettile come una malattia, e quindi non parla con il medico e non si cura, e uno su tre pensa sia una normale conseguenza dell'età. Così i pazienti di fatto si rassegnano a subirne i disagi, vivendo la propria condizione con imbarazzo e preoccupazione fino ad arrivare a sentirsi depressi in un caso su tre. L'ipertrofia prostatica invece è vissuta più “alla luce del sole”, come una vera malattia che comporta un impatto elevato sulla qualità di vita, persino maggiore di quello di diabete, ipertensione o gastrite.
Il risultato? Oltre al disagio fisico si determinano anche conseguenze negative sulla vita personale e di coppia. E la cattiva sessualità ha un impatto negativo sulla qualità di vita. Un circolo vizioso difficile da controllare.
A fotografare il “disagio” maschile sono i dati di un'indagine dell’Osservatorio “Pianeta Uomo” presentati durante l'87° Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia, a Firenze dal 27 al 30 settembre.
Un sondaggio, condotto su mille uomini over 40 per capire le loro conoscenze, esperienze e preoccupazioni in materia di disfunzione erettile e ipertrofia prostatica benigna.
Se la maggioranza degli uomini non vede la disfunzione erettile come una malattia, in caso di ipertrofia prostatica invece, pur pensando che il problema sia un'inevitabile conseguenza dell'età, gli uomini sono più “combattivi” perché quattro su dieci la considerano una vera patologia: più preoccupati che depressi o imbarazzati, i pazienti ritengono che la prostata ingrossata incida sulla loro qualità di vita più di malattie come il diabete, l'ipertensione o la gastrite. E gli effetti si fanno sentire soprattutto sulla vita lavorativa.
“Solo un uomo su quattro sa che la disfunzione erettile è una vera malattia – osserva Vincenzo Mirone, segretario generale della Siu – paradossalmente, la percentuale di consapevoli scende ulteriormente fra chi ne soffre: meno di un paziente su cinque pensa che il suo disturbo richieda terapie, il 30% crede sia semplicemente una conseguenza dell'età. Qualcosa di analogo accade fra chi ha la prostata ingrossata, ritenuta però una patologia da un numero maggiore di uomini (41%): anche in questo caso paradossalmente nei pazienti la consapevolezza scende e meno di uno su tre la ritiene “degna” di cure. Tutto questo indica che si tratta di due problemi sottovalutati da chi ne è colpito e ciò può portare a non ricorrere a trattamenti che potrebbero migliorare molto la qualità di vita”.
Purtroppo, infatti, queste patologie incidono moltissimo sulla quotidianità di chi ne soffre: per la maggioranza dei pazienti dormire diventa problematico perché si svegliano almeno un paio di volte per notte, quattro giorni su sette; lo stress inoltre si fa sentire e se negli uomini sani la colpa è soprattutto del lavoro (59%), quanto irrompe la disfunzione erettile o l'ipertrofia prostatica sono i problemi di salute a mettere sotto pressione, nel primo caso associati anche a difficoltà di coppia e familiari.
“I pazienti con la prostata ingrossata indicano l'ipertrofia come una patologia dal forte impatto sulla qualità di vita, specificando che la considerano più grave di diabete, ipertensione o gastrite: oltre il 60% è preoccupato per la propria malattia, uno su tre vive difficoltà sul lavoro per colpa della malattia, uno su cinque esce perfino di meno con gli altri a causa dell'ipertrofia – fa notare Mirone –. Invece gli uomini con disfunzione erettile, pur ammettendo di essere pochissimo soddisfatti della propria qualità di vita e della relazione con la partner, sono di fatto più rassegnati (23%) e in imbarazzo (25%), uno su tre è preoccupato o depresso, solo quattro su dieci trovano davvero il coraggio di parlarne: uno su tre è a disagio ad affrontare il discorso con la partner, contro uno su cinque quando il problema è l'ipertrofia prostatica. Tutto questo indica che si tratta di due patologie tuttora affrontate in maniera inadeguata dagli uomini, seppure per motivi e in modi diversi”.
È fondamentale quindi che il medico diventi il “tutor” del paziente: è stato infatti dimostrato che gli uomini, se vengono seguiti e sostenuti dal proprio medico, sono soddisfatti delle cure, non le abbandonano e trovano finalmente una soluzione per i loro problemi tornando a una buona qualità di vita”.