Ca prostata: Dna tumorale nel sangue rivela andamento malattia

Selezionata da Pietro Cazzola

DNAServono strategie di gestione che prevedano il monitoraggio sequenziale dei pazienti con tumore avanzato della prostata attraverso esami ematici sul Dna circolante al fine di garantirne efficacia e sicurezza del trattamento in rapporto all’andamento della neoplasia. Ecco, in sintesi, le indicazioni di uno studio pubblicato su Science Translational Medicine e svolto da Francesca Demichelis del Centro interdipartimentale per la biologia integrata (Cibio) dell'Università di Trento. «La maggior parte dei pazienti affetti da cancro della prostata metastatico risponde alla castrazione da sola o con antiandrogeni di prima generazione quali la bicalutamide, ma la resistenza alla terapia si sviluppa quasi sempre dopo circa 18 mesi» scrivono gli autori dell’articolo. Ma il riscontro di mutazioni o amplificazioni del recettore per gli androgeni (Ar) avviene spesso dopo lo sviluppo della resistenza alla castrazione, suggerendo che la resistenza possa dipendere da adattamenti genomici. «I cambiamenti nella frequenza allelica di aberrazioni tumore-specifiche relative al Dna circolante totale hanno mostrato una forte correlazione con l'outcome clinico in diversi tumori epiteliali, e questo offre l'occasione di monitorare la dinamica delle aberrazioni comuni durante l’evoluzione del tumore prostatico» aggiunge Demichelis. «Ciò permette di avere una terapia più efficace e potenzialmente di migliorare la qualità e l'aspettativa di vita dei pazienti" sostiene la ricercatrice del Cibio, sottolineando che l'analisi di campioni sequenziali di plasma di pazienti con tumore prostatico in stato metastatico è efficace nel verificare la risposta terapeutica e consente al clinico di variare prontamente la terapia qualora necessario. Nello studio Demichelis e colleghi hanno analizzato il Dna circolante dei pazienti con carcinoma prostatico metastatico prelevato in momenti successivi durante la terapia. «E una delle scoperte più importanti che abbiamo fatto è che nel loro sangue, in particolare nel plasma, si può trovare materiale genetico dei cloni tumorali, e grazie ad approcci computazionali che abbiamo sviluppato nel laboratorio possiamo quantificarne la dinamica nel tempo e quindi l'andamento della malattia» concludono i ricercatori.

Sci Transl Med. 2014 Sep 17;6(254):254ra125