Cancro e fumo: attenzione al rapporto tra sigarette e ca alla vescica

Selezionata da Pietro Cazzola

FumoConoscendo il legame tra sigarette e cancro vescicale i fumatori potrebbero essere più motivati a smettere, il che potrebbe aiutarli a prolungarsi la vita. Ecco quanto si afferma in uno studio pubblicato su Cancer e coordinato da Jeffrey Bassett dell’Università di California a Los Angeles. «Negli Stati Uniti il fumo è responsabile di almeno metà dei casi di carcinoma alla vescica, il secondo tumore maligno più comune nel tabagismo. L’associazione, tuttavia, non è ancora ben nota ai medici, per non parlare del pubblico» aggiunge il ricercatore, sottolineando che nei fumatori, al momento di una diagnosi di cancro, il primo passo per smettere è sapere che la causa è il fumo e che continuare con le sigarette porterà ulteriori danni. Partendo da queste osservazioni Bassett e colleghi hanno progettato uno studio per verificare la conoscenza del legame tra tabacco e cancro alla vescica, valutando l'impatto che le diverse fonti di informazione hanno sulle conoscenze dei pazienti per quanto riguarda la causa della neoplasia. Allo scopo sono stati scelti a caso 790 sopravvissuti a un carcinoma vescicale diagnosticato tra il 2006 e il 2009 in California. «Il 68% aveva una storia di fumo e il 19% fumava al momento della diagnosi» osserva il ricercatore, puntualizzando che dai dati emerge come l'uso del tabacco sia il fattore di rischio più citato, e che gli urologi sono la principale fonte di informazioni. Lo studio è il primo a stabilire che i malati, sapendo del legame tra fumo e tumore vescicale accettano il fatto che le sigarette potrebbero aver causato il cancro, sfatando il mito che i fumatori rifiutano di riconoscere le conseguenze negative sulla salute del consumo di tabacco. «E questa consapevolezza motiva i pazienti a smettere di fumare, migliorandone la sopravvivenza» conclude Bassett. Sopravvivenza in aumento anche in Italia, secondo i dati del rapporto “I numeri del cancro in Italia 2014”, pubblicato in ottobre dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dall’Associazione italiana dei registri tumori (Airtum). Con il contributo delle trecento oncologie italiane e della rete dei Registri, 40 generali e cinque specializzati, il rapporto delinea il quadro epidemiologico italiano. Tuttavia i Registri coprono circa metà della popolazione, e per una panoramica completa il volume usa la mortalità Istat e le stime regionali di incidenza e prevalenza pubblicate nel 2013 dall’Istituto superiore di sanità nel volume “Cancer Burden in Italian Regions”. E i risultati indicano che nel 1996-2014 la mortalità è scesa del 18% tra gli uomini e del 10% nelle donne, seppure con un aumento delle diagnosi femminili di tumore al polmone. Stabili invece i nuovi casi, 366.000 nel 2013 e 365.000 stimati nel 2014, segno anche dell’efficacia delle campagne di prevenzione. Tra i diversi tumori, il cancro del colon-retto è il più frequente con quasi 52mila diagnosi stimate nel 2014, seguito da mammella (48.000), polmone (40.000), prostata (36.000) e vescica (26.000). Oltre ai raffronti regionali, il rapporto paragona la situazione italiana a quella di paesi simili al nostro per stile di vita e qualità dell’assistenza, tra cui Stati Uniti, Scandinavia, Francia e Australia: e dal confronto emerge che l’Italia ha frequenza e sopravvivenza simili, anche se l’età media è più avanzata. Cosa che aumenta, rispetto agli altri stati, il carico oncologico diagnostico e assistenziale.

Cancer 2014. doi:10.1002/cncr.28915.