Eiaculazione precoce: fissati i parametri per una diagnosi certa

Selezionata da Pietro Cazzola

EiaculazioneSentiamo spesso parlare di eiaculazione precoce che, secondo i dati in possesso degli esperti, interessa il 25-30% degli uominima che invece sembra colpisca una percentuale di persone più bassa.
Negli ultimi anni la confusione ha regnato sovrana: come ha spiegato Chris McMahon, tra gli autori di un recente rapporto apparso sul Journal of Sexual Medicine, le vaghe definizioni utilizzate fino ad oggi hanno fatto sì che molti uomini, troppi, abbiano creduto di soffrire di eiaculazione precoce.
Ma quanto tempo deve durare un rapporto sessuale per essere considerato nella norma? Questo studio offre una definizione della diagnosi: i margini di tempo utili per definire questa condizione è meno di tre minuti. Soffre di una forma permanente di eiaculazione precoce il 2-3% degli uomini che durano meno di un minuto; mentre un altro 4-6% eiacula dopo tre minuti al massimo.Ma lo studio fissa anche dei parametri che servono a fare una diagnosi precisa e corretta. Per dire che un uomo soffre di eiaculazione precoce devono sussistere tutte e tre queste condizioni:

  • durata del rapporto: meno di tre minuti;
  • incapacità a controllare o ritardare l’eiaculazione durante il rapporto;
  • conseguenze sul piano psicologico ed emotivo, al punto che il soggetto arriva arifiutare il rapporto sessuale.

Secondo i dati recenti presentati in occasione dell’apertura dei primi Dipartimenti per il benessere di coppia negli ospedali pubblici, ben 16 milioni di italiani rinunciano al sesso e si sottraggono ai rapporti sessuali. Per otto milioni di uomini questa rinuncia al sesso deriva dalla presenza di disturbi come disfunzione erettile, eiaculazione precoce,calo del desiderio. E tra le donne non va meglio, altrettanti otto milioni di donne convivono con anorgasmia, vaginismo e dolore alla penetrazione o disturbi del desiderio.
Difficile risolvere il problema perché molto spesso chi soffre di questi disturbi non riesce a superare le barriere poste dall’imbarazzo e dal fatto che ancora oggi questi problemi vengono vissuti come un tabù del quale non parlare con nessuno, nemmeno con il proprio medico.
Vincenzo Mirone, segretario generale SIU (Società Italiana di Urologia), spiega che il 90% dei pazienti con disfunzione erettile o eiaculazione precoce non affronta la questione e quindi non sa che oggi sono disponibili nuovi farmaci che sono più rapidi ed efficaci rispetto a quelli del passato.
Stesso imbarazzo e silenzio per le donne che soffrono di anorgasmia, un disturbo più diffuso di quanto non si creda, e che la donna imputa a se stessa, finendo con il simulare l’orgasmo e tirare avanti. In un non-detto che non fa che rovinare l’armonia della coppia.