Effetto Jolie: un uomo inglese si fa asportare la prostata per evitare il cancro

Selezionata da Pietro Cazzola

ProstataL'effetto Angelina Jolie, che ha dichiarato di essersi sottoposta a mastectomia bilaterale preventiva, sembra inizi a contagiare anche il sesso maschile. È notizia di oggi che un uomo inglese di 53 anni, sposato e con 4 figli, ha deciso di sperimentare la chirurgia preventiva anti-cancro procedendo ad una prostatectomia preventiva in quanto ad elevato rischio cancro della prostata per la presenza di un gene mutato, il BRCA-2 che lo predispone a questo tumore. A raccontarlo al “Sunday Times” è il chirurgo che l’ha operato.
Spiega Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia medica dell’Istituto Tumori di Aviano “Si sa che il rischio relativo di tumore della prostata prima dell’età di 65 anni negli uomini con mutazione di questo gene BRCA-2 è 7-8 volte più elevato. Inoltre vi è un’evidenza che suggerisce che in caso di tumore della prostata nel contesto di una mutazione di questo gene BRCA-2 queste forme tumorali sono più aggressive clinicamente. Anche se la risonanza magnetica e gli esami del sangue non avevano rilevato alcuna anomalia, la biopsia preoperatoria aveva dimostrato qualche microscopica alterazione maligna. Il dato più eclatante è stato che dopo l’intervento un esame approfondito istologico della prostata asportata ha evidenziato un livello molto elevato di cellule tumorali che senz’altro avrebbero portato ad un tumore maligno clinicamente rilevabile in un tempo ragionevolmente breve”.
Tirelli aggiunge però “che il rischio di una prostatectomia preventiva come questa è di andare incontro a problemi sessuali con disturbi dell’erezione e incontinenza. “Se il rischio di sviluppare un tumore della prostata e i controlli al quale il paziente avrebbe dovuto sottoporsi (biopsie, radiografie, ecc.) avessero generato un’ansia eccessiva, se quindi avessero trasformato la vita del paziente in una non-vita, allora obiettivamente vi sarebbero dei vantaggi per una prostatectomia profilattica”.
“In una simile situazione – conclude l’oncologo – va molto tenuto in considerazione il giudizio e il parere del paziente in causa con il classico principio del consenso informato alledecisioni terapeutiche. Va anche rilevato che gli uomini portatori di questa alterazione genetica di BRCA-2 sono a rischio molto più elevato rispetto agli altri uomini di un tumore della mammella maschile che pur essendo raro può comparire nell’uomo. Si calcola che durante tutta la vita gli uomini con questo gene BRCA-2 alterato hanno un rischio di sviluppare un carcinoma della mammella di circa l’8% più alto che non quello di un uomo senza questa alterazione. Vedremo delle mastectomie profilattiche anche negli uomini con il gene BRCA-2 mutato? Non possiamo escludere questa evenienza considerando i precedenti”.