Cancro prostatico, troppo zelo nella scelta della terapia

Selezionata da Pietro Cazzola

ProstataNel cancro della prostata le tecniche avanzate di trattamento locale stanno rimpiazzando le cure consuete anche nei casi in cui i benefici sono improbabili. Ecco le conclusioni di uno studio pubblicato su Jama e coordinato dall’Università del Michigan ad Ann Arbor. Dice Brent Hollenbeck, urologo di Ann Arbor e coautore dell’articolo: «Il cancro della prostata è una malattia comune e costosa, che negli ultimi dieci anni ha visto molti progressi nella terapia locale, tra cui la radioterapia a intensità modulata (Imrt) e la prostatectomia robotica». Generalmente percepite come più mirate e meno tossiche dei precedenti trattamenti, entrambe le procedure si sono diffuse rapidamente, anche tra gli uomini con prognosi favorevole, dove le possibilità di morire per altre cause, anche 20 anni dopo la diagnosi, sono superiori al rischio di decesso per cancro prostatico. Ciò detto, la domanda è: i pazienti a basso rischio possono trarre reali benefici dall’uso delle tecnologie avanzate di terapia locale, spinte da un marketing aggressivo, o in molti casi bastano la terapia tradizionale e l’osservazione clinica?  Per rispondere i ricercatori hanno messo a confronto l'uso delle tecniche avanzate, quello di cure più datate come la radioterapia esterna e la prostatectomia aperta radicale e l'osservazione clinica nei casi a basso rischio di morte per tumore della prostata. Utilizzando i dati del Surveillance, Epidemiology, e End Results (Seer)-Medicare, gli urologi nordamericani hanno identificato 23.633 uomini con cancro della prostata diagnosticato tra il 2004 e il 2009 sottoposti a Imrt, 3.926 a radioterapia esterna, 5.881 a prostatectomia robotica, 6.123 a prostatectomia radicale aperta e 16.384 a osservazione clinica. Per tutti i gruppi erano disponibili i dati di follow-up fino a dicembre 2010.
Dai risultati emerge che l’impiego di tecniche avanzate tra gli uomini con malattia a basso rischio è aumentato dal 32 al 44%, e dal 36 al 57% nei casi ad alto rischio di mortalità non oncologico. «Tra tutti i pazienti con cancro alla prostata inclusi nel Seer, l'uso delle tecnologie avanzate di trattamento nei casi di tumore a scarsa aggressività è aumentato dal 13 al 24%» osserva Hollenbeck. Allo stesso tempo, l'impiego dei trattamenti standard è calato dal 11 al 3%. Ne consegue che l’Imrt e la prostatectomia robotica hanno sostituito la radioterapia esterna e la prostatectomia radicale aperta anche nei casi in cui il beneficio è incerto o improbabile.
«Questo ha due implicazioni» riprende l’urologo. La prima è che i due trattamenti sono più onerosi rispetto ai precedenti, con costi di avviamento intorno ai due milioni di dollari ognuno e spese annue quantificabili in circa 1,4 miliardi di dollari per la sola Imrt». In secondo luogo, l’incremento di queste tecniche nei pazienti a basso rischio è in completa controtendenza in un periodo di crescente consapevolezza circa la lenta evoluzione di alcuni tipi di cancro della prostata e la conseguente necessità di limitarne il trattamento in questi casi. «È dunque necessario aumentare gli sforzi per differenziare il cancro prostatico a lenta evoluzione da quello aggressivo, così da razionalizzare al massimo l'uso delle tecnologie di trattamento avanzato locale» conclude Hollenbeck.