Interessante studio sulla diagnosi di tumore alla prostata

Selezionata da Pietro Cazzola

Uno studio unico per l’uso del radiofarmaco 68Ga-DOTANOC nella diagnosi dell'adenocarcinoma prostatico in fase avanzata. Lo stanno conducendo i professionisti dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova nella struttura di Medicina Nucleare, diretta da Giordano Savelli, in collaborazione con i colleghi della Farmacia, diretta da Angela Saccardi e del Laboratorio Analisi, diretto da Franco Manzato. La sostanza utilizzata è un farmaco radioattivo ancora in fase sperimentale che permette di individuare i recettori della Somatostatina (ormone utilizzato come terapia anticancro) presenti sulle cellule tumorali. Attualmente, in Italia, viene utilizzato solo in pochi centri – primo fra i quali in termini di casistica l'Ospedale Sant’Orsola di Bologna – e in Lombardia, oltre all'Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova, all’ICH Humanitas di Rozzano e allo IEO di Milano. L’originalità della sperimentazione sta nel fatto che il 68Ga-DOTANOC, generalmente considerato la miglior proposta diagnostica nello studio di tumori di derivazione neuroendocrina, viene sperimentato a Mantova in pazienti affetti da adenocarcinoma prostatico.
Il carcinoma prostatico rappresenta una frequente neoplasia riscontrata nei maschi. Attualmente il trattamento garantisce una lunga sopravvivenza libera da malattia nella maggior parte dei pazienti, ma nei casi di malattia localmente estesa la disseminazione metastatica non è curabile in maniera definitiva. Le cellule neoplastiche prostatiche contengono dal 10% al 100% di cellule a differenziazione neuroendocrina, caratterizzate da recettori per la Somatostatina sulla superficie cellulare. Questi recettori possono essere riconosciuti da sostanze sintetiche analoghe al ligando endogeno. La presenza di questi recettori è estremamente interessante sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico.
In Medicina Nucleare la tecnica di diagnostica per immagini che ha guadagnato un ruolo di rilevanza è certamente la Tomografia ad emissione di positroni (PET), che in particolare in campo oncologico consente lo studio di diverse forme neoplastiche, sia per la stadiazione iniziale che per la valutazione di risposta alla terapia. Il tracciante PET più utilizzato è un analogo del glucosio marcato con fluoro (18F-FDG), che viene attivamente captato dalle cellule neoplastiche in virtù del loro accelerato metabolismo. Ancorché fondamentale per patologie neoplastiche quali quelle del polmone ed i linfomi, il 18F-FDG non ha grande impiego per la patologia oncologica prostatica. Questo gap è riempito dalla PET effettuata dopo la somministrazione di un altro radiofarmaco, la colina marcata con 18F che si è dimostrata in grado di fornire informazioni sia nella fase iniziale (stadiazione) sia, soprattutto, in caso di sospetta recidiva, al fine di localizzarne la sede anatomica. La colina è, infatti, un precursore metabolico dei fosfolipidi di membrana: nelle cellule neoplastiche si è osservato un incrementato utilizzo dei precursori fosfolipidici in ragione della incontrollata replicazione cellulare. La PET con 18F-colina fornisce indicazioni molto utili, che poi possono essere sfruttate per effettuare biopsie e/o instaurare terapie più precise, massimizzandone il risultato. Tuttavia l’indagine è relativamente aspecifica, in quanto va a monitorare un processo metabolico, comune sia alle cellule neoplastiche dei carcinomi prostatici sia ad altre forme neoplastiche (mielomi, neoplasie cerebrali), sia alle cellule sane.
L’idea di base del progetto proposto dalla Medicina Nucleare dell'AO Carlo Poma di Mantova parte dalla necessità percepita di personalizzare al massimo la proposta diagnostica e terapeutica. Fra gli analoghi della Somatostatina radiomarcati vi è poi, appunto, il 68Ga-DOTANOC, sintetizzato nella struttura di Medicina Nucleare. Alla produzione del radiofarmaco, che presuppone il rispetto di procedure ad alto livello di attenzione e necessita della preparazione di reagenti e solventi con un elevato grado di precisione, segue il frazionamento in dosi individuali ed il controllo di qualità secondo le Norme di Buona Preparazione dei Radiofarmaci in Medicina Nucleare. La realizzazione del progetto ha richiesto quindi la collaborazione di diverse figure professionali che hanno costituito un gruppo di lavoro: i Tecnici di Medicina Nucleare che operano in camera calda infatti sono stati affiancati dalla figura del Farmacista e del Tecnico di Laboratorio, attuando un ottimo esempio di progetto interdipartimentale eseguito con successo e contribuendo alla realizzazione di uno studio clinico ad oggi unico nella letteratura scientifica internazionale.