Impianti di legno nel pene. La strana “moda” dei detenuti australiani

Selezionata da Pietro Cazzola

Kirby, Australia – Grazie a recenti ricerche mediche, un insolito e preoccupante fenomeno è stato portato alla luce del giorno nelle prigioni australiane. Con strumenti di fortuna e operazioni rudimentali, diversi prigionieri inseriscono, sotto la pelle del loro pene, dei corpi estranei.
Sono stati i ricercatori del Kirby Institut in Australia che hanno descritto il fenomeno. Mentre studiavano le pratiche sessuali nelle prigioni del paese, hanno raccolto la testimonianza degli infermieri degli istituti. Gli è stato così raccontato che il numero di prigionieri con infezioni ai genitali era aumentato considerevolmente negli ultimi anni. Nella maggior parte dei casi le infezioni erano dovute a corpi estranei impiantati sotto la pelle del pene.
Sorpresi dalla scoperta, i ricercatori del Kirby Institut hanno allora modificato improvvisamente il loro questionario per capire quanto fosse diffuso. Le risposte sono state così numerose che i ricercatori, increduli, hanno voluto verificare due volte i dati in loro possesso, ma solo per scoprire che questi erano esatti. Circa il 6 % dei prigionieri maschi nelle strutture del Queensland e del New South Wales in Australia hanno un impianto nel pene.
Inserire un impianto sotto la pelle del pene rappresenterebbe, in certe condizioni, una pratica chirurgica banale, legata alla cura di disfunzioni erettili. Quello che fanno i carcerati delle prigioni australiane è però molto lontano da qualsiasi forma di assistenza medica. Un prigioniero texano di venticinque anni ha spiegato di aver praticato l’incisione sul pene con una penna a sfera. L’oggetto inserito era un cuore di legno ritagliato da un domino di legno.
La sutura era stata effettuata grazie ad un semplice pezzo di scotch applicato sulla pelle. Oltre a pezzi di legno, i prigionieri inseriscono perle fatte con plastica fusa e modellata, dadi, bottoni e perfino le sfere dei deodoranti. Si conosce anche il caso di un indiano particolarmente ambizioso che, negli anni settanta, ha piazzato sotto la pelle una fiala di tintura di iodio di 5,5 cm di lunghezza e di 8 cm di circonferenza.
Come altre pratiche sessuali, quella degli impianti sotto la pelle del pene trova la sua più antica attestazione nel Kamasutra. Gli impianti del pene sono attestati in Asia ancora nel sedicesimo secolo, specialmente negli ambienti carcerarie. Uno studio ha mostrato che, negli anni ottanta, gli impianti erano presenti nel 22% dei prigionieri giapponesi. La maggior parte di questi carcerati apparteneva al gruppo criminale degli Yakuza.
I ricercatori australiani non hanno chiesto ai prigionieri perché hanno inserito degli impianti sotto la pelle del pene. Secondo studi precedenti, gli oggetti servirebbero in teoria a rendere l’attività sessuale particolarmente memorabile, a segnalare l’appartenenza ad un gruppo (come nel caso dei Yakuza), oppure, in certi casi, avrebbero volutamente il sadico fine di causare sofferenza al partner sessuale. I ricercatori concordano però che, al di là di queste spiegazioni, la vera causa comune a tali pratiche assurde e pericolose sia la profonda e angosciante noia che regna nelle prigioni.

Francesco Montorsi