Tre domande sulla prostata

Selezionato da Pietro Cazzola

ProstataSi chiama Quick Prostate Test (QPT) il mini-questionario messo a punto dalla Società Italiana di Urologia (SIU) per prevenire il rischio e anticipare la diagnosi di ipertrofia prostatica benigna (IPB). Una malattia che solo in Italia colpisce quasi il 14% della popolazione maschile con oltre 50 anni di età e con un forte impatto sulla funzione d’organo, la vita sociale e di relazione. Il questionario ora al vaglio degli specialisti, sarà presto trasferito anche al medico di medicina generale.

IL TEST – Tre domande semplici e rapide da sottoporre nel corso di una normale visita, mirate ai classici sintomi dell’IPB. La nicturia, il bisogno di alzarsi almeno due volte per notte per urinare, l’urgenza correlata alla difficoltà a trattenere le urine nell’arco della giornata, la disuria, la sensazione di non riuscire a svuotare completamente la vescica: questi tre sintomi consentono di valutare fin da subito l’eventuale presenza di malattia. «Anche una sola risposta positiva al questionario - spiega Vincenzo Mirone, Professore Ordinario della Facoltà di medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli e Segretario Generale della SIU - è meritevole di un approfondimento diagnostico (digitoesplorazione, ecografia prostatica, valutazione del flusso urinario) o di una consulenza urologia. Gran parte dei pazienti, dopo i 50 anni, considera i disturbi urinari come fisiologici, e sono rassegnati a sopportarli». Tanto che meno del 50% degli uomini che presentano difficoltà urinarie si rivolge ad un medico. «Invece il ritardo diagnostico, e di conseguenza terapeutico, causa l’aggravamento della patologia con la comparsa di riduzione del flusso urinario, di ritenzione acuta e disturbi d’organo che richiedono trattamenti chirurgici invasivi». Opzione che potrebbe però essere evitata. «Sono oggi a disposizione nuovi strumenti terapeutici – dichiara ancora Mirone - che combinando più principi attivi non soltanto riducono significativamente il rischio di ricorso alla chirurgia, ma migliorano anche la qualità di vita del paziente e la sua soddisfazione». Il breve questionario oltre ad aiutare il paziente a prendere coscienza della sintomatologia dell’Ipertrofia ed il medico a meglio definirla, è utile anche nella gestione del follow-up e dell’andamento della terapia.

STILE DI VITA – Svolge un ruolo fondamentale anche lo stile di vita nel ridurre il rischio. «Occorre seguire una dieta che privilegi grassi vegetali e che sia ricca di frutta, verdura, cereali e fibre integrali – aggiunge il Segretario Generale – con un buon apporto di acqua (fino a 2 lt al giorno), limitando il vino ma evitando birra, superalcolici e bevande contenenti caffeina alla sera». Anche il movimento ha la sua importanza. «E’ bene praticare una regolare attività fisica – conclude lo specialista – e evitare di stare seduti in ufficio o in automobile a lungo, facendo delle soste per delle brevi passeggiate».

Francesca Morelli