Ca prostata: cura intermittente compromette sopravvivenza

Selezionata da Pietro Cazzola

Cancro ProstataNella terapia del carcinoma della prostata, contrariamente a quanto si credeva, seguire una cura ormonale intermittente, interrompendo il trattamento quando il tumore sembra essersi stabilizzato, non ha gli stessi effetti della terapia ormonale continua. È quanto riportato da uno studio internazionale pubblicato sull’ultimo numero di New England Journal of Medicine. Sulla base di piccoli studi precedenti, la deprivazione androgenica intermittente sembrava avere gli stessi benefici del trattamento continuo in termini di sopravvivenza, con il vantaggio di dare un po’ di sollievo ai pazienti che, per brevi periodi, potevano dimenticare i pesanti effetti collaterali della deprivazione. Si pensava inoltre che la terapia intermittente potesse aiutare a superare la resistenza al trattamento che spesso si instaura nei pazienti con tumore metastatico ormono-sensibile. Così non è. Il nuovo studio, sponsorizzato da SWOG, un gruppo per trial clinici oncologici supportato dal National Cancer Institute, e coordinato dai ricercatori del Comprehensive Cancer Center di Ann Arbor, Michigan, ha coinvolto 1.535 uomini con carcinoma metastatico ormono-sensibile della prostata, che sono stati inizialmente trattati con la terapia ormonale. I pazienti che mostravano livelli stabili o ridotti di PSA (uguali o inferiori a 4 ng/mL) sono stati assegnati in modo randomizzato alla terapia continuativa o a quella intermittente. Durante il follow-up, i ricercatori hanno valutato sopravvivenza e qualità della vita dei pazienti. «Ci siamo chiesti se la deprivazione a intermittenza fosse più efficace di quella continua, e abbiamo trovato che non solo la terapia intermittente non è migliore di quella continua, ma non è a essa neppure paragonabile» afferma Maha Hussain, prima firma del lavoro. Infatti, il rischio relativo di morte aumenta del 10% nei pazienti sottoposti a terapia intermittente, con una sopravvivenza media di 5,1 anni rispetto ai 5,8 del trattamento continuo. «Per quanto riguarda la qualità della vita, abbiamo apprezzato un miglioramento nei primi 3 mesi, che però si è dissolto nel momento in cui i pazienti hanno dovuto riprendere la terapia» spiega Hussain. Quindi, in caso di nuova diagnosi di carcinoma metastatico della prostata, la terapia d’elezione è quella ormonale continuativa. Nel caso i pazienti volessero seguire l’approccio a intermittenza è necessario informarli dell’esito peggiore che potrebbero avere sulla base di queste evidenze.