Urologi, no a chirurgia preventiva della prostata

Selezionata da Pietro Cazzola

ProstataNo allo screening genetico di massa e alla chirurgia preventiva su organi sani per evitare l'insorgenza di tumori alla prostata. Questo l'appello lanciato dagli specialisti nel corso del XXIII congresso della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) in corso a Firenze.
Una presa di posizione che arriva dopo il caso di Angelina Jolie, che ha subito una mastectomia per evitare l'insorgenza di tumore al seno, e quello di un manager londinese che si è fatto asportare la prostata sana per scongiurare il rischio di tumore.
«Per la prostata, a differenza di quello che accade per il tumore al seno e p er ovaie» spiega Giario Conti, presidente Siuro «le conoscenze attuali non sono assolutamente tali da garantire la correlazione tra l'alterazione dei geni e l'insorgenza del tumore». Il test di screening genetico per il tumore alla prostata, spiegano gli esperti, va richiesto solo per colore che hanno numerosi precedenti in famiglia. «La presenza di un'anomalia genetica non rappresenta la certezza di contrarre il tumore» precisa il vicepresidente Siuro Alberto Lapini, e non giustifica in alcun modo una scelta radicale come l'asportazione della prostata».
Dal punto di vista dell'incidenza, nell'ultimo decennio il carcinoma prostatico è diventato il tumore più frequente nella popolazione, ma il tasso mortalità è in diminuzione. In Italia un cittadino su 16 di età superiore ai 50 anni è a rischio tumore: oggi sono circa 217.000 gli italiani che convivono con la malattia e il numero di nuovi casi è in continua crescita, con un incremento del 53% negli ultimi 10 anni, dovuto soprattutto all'aumento dell'età media della popolazione. Tuttavia questo tipo di tumore non è fra i "big killer": il 70% dei malati sopravvive dopo i 5 anni dalla diagnosi, grazie a maggiore prevenzione, nuove terapie e farmaci di ultima generazione.