Nei reni e vescica femminili il cancro si scopre lentamente

Selezionata da Pietro Cazzola

VescicaCi sono notevoli disparità di genere nel diagnosticare i tumori urologici, e circa 700 donne all’anno con cancro renale o vescicale sfuggono alla diagnosi precoce. Questo, almeno, è quanto emerge dalle conclusioni di un articolo pubblicato su Bmj Open Access. «Identificare tempestivamente i pazienti con sintomi di cancro è una priorità per i sistemi sanitari di tutto il mondo» esordisce Georgios Lyratzopoulos, ricercatore del Department of Public Health and Primary Care dell’Università di Cambridge, Regno Unito, e primo autore dello studio. Di solito la maggior parte dei pazienti va prima dal medico di medicina generale che, sospettando la diagnosi, indirizza dallo specialista per ulteriori indagini. «Ritardi diagnostici possono verificarsi se i segni e i sintomi della neoplasia sono inizialmente attribuiti a cause benigne» spiega il ricercatore, ricordando che oltremanica esistono incredibili disuguaglianze tra i sessi nella sopravvivenza a 5 anni per cancro vescicale: il 57% negli uomini contro il 44% nelle donne. Altre disuguaglianze di genere emergono confrontando la percentuale di pazienti inviati dallo specialista solamente dopo tre o più visite dal medico di famiglia: il 14,7% degli uomini contro il 27,6% delle donne. Uno studio americano dimostra inoltre che le donne con ematuria viste dal medico di base vengono inviate dall’urologo meno rapidamente degli uomini. «Una delle ragioni può essere la falsa attribuzione dei sintomi a cause benigne come le infezioni delle vie urinarie» ipotizza Lyratzopoulos, che assieme ai colleghi ha studiato le differenze tra i sessi nella diagnosi di cancro a reni e vescica tra il 2009 e il 2010 utilizzando i dati del National Audit of Cancer Diagnosis in Primary Care che copre 1170 studi di medicina generale, pari a circa il 14 per cento del totale nazionale. «Gli indicatori di tempestività diagnostica sono stati due: il numero di consultazioni del paziente effettuate prima di essere inviato dallo specialista, e l'intervallo di tempo tra la prima visita dal medico di famiglia e la consulenza urologica» sottolinea il ricercatore di Cambridge. In totale sono stati 920 i casi di cancro vescicale, di cui il 27% erano donne. Viceversa, i casi di cancro renale sono stati 398, e le donne il 42%. E dai dati raccolti emerge che il gentil sesso ha il doppio di probabilità degli uomini di fare addirittura tre o più visite dal medico di famiglia prima di andare dallo specialista. Viceversa, l'intervallo medio tra il primo consulto del medico di famiglia e quello dello specialista non è molto diverso tra uomini e donne: quattro contro sei giorni per il cancro della vescica e 10 contro 16 giorni per quello del rene. Ma tralasciando le medie emerge che i tempi più lunghi in assoluto, oltre due mesi per il carcinoma della vescica e tre settimane per quello renale, sono quasi esclusivo appannaggio femminile. «La presenza o l'assenza di ematuria non può spiegare da sola il divario nei tempi di invio allo specialista» dice Lyratzopoulos, puntualizzando comunque che anche in caso di ematuria molte donne hanno dovuto ritornare dal medico di base più di tre volte prima di essere finalmente inviate dall’urologo. Morale: circa 700 donne britanniche all’anno hanno un ritardo nella diagnosi dei tumori maligni del tratto urogenitale. «Emenrge dunque la necessità di rafforzare sia le linee guida esistenti in materia di ematuria, sviluppando nel contempo nuove strategie diagnostiche per chi si presenta senza sangue nelle urine» conclude il ricercatore.

BMJ Open 2013;3:e002861.