Medicina estetica pagata dal Ssn? Piazza (Acoi): sostenibilità a rischio

Selezionata da Pietro Cazzola

Chirurgia PlasticaLifting facciali, rinoplastiche, liposuzioni e aumento del seno: il servizio sanitario inglese, pubblico e universalistico come quello italiano, è sotto accusa perché spende decine di milioni di sterline per interventi di chirurgia estetica. C’è chi sostiene l’utilità di questa chirurgia per evitare situazioni di scarsa stima di sé e stati depressivi, ma altri obiettano che dovrebbe essere data la precedenza all’acquisto di farmaci vitali come ad esempio quelli, ad alto costo, richiesti per curare i pazienti oncologici.
Diego Piazza, presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), non esclude che anche in Italia «tra le fila del Ssn si intrufolino interventi di chirurgia estetica. Abbiamo 21 diversi Sistemi sanitari regionali e questa è una schizofrenia: a mio avviso, se siamo una nazione dovremmo avere un sistema unico con regole chiare per tutti».
Quanto all’opportunità di rimborsare interventi di chirurgia estetica, il presidente Acoi non ha dubbi: «La medicina estetica non può essere a carico del contribuente; cosa ben diversa è la chirurgia plastico-ricostruttiva, che viene eseguita per esempio dopo un intervento di mastectomia».
Insomma, con fondi necessariamente limitati, la precedenza deve essere accordata a situazioni realmente gravi, anche perché «la domanda sanitaria è impossibile da soddisfare in toto: è come parlare di liste d’attesa in un ristorante dove si mangia gratis. Le aspettative devono essere regolate e ridimensionate».
Secondo Piazza, andrebbe anzi rimessa in discussione la sostenibilità del Ssn che, così come è concepito, appare difficilmente raggiungibile: «Bisognerebbe rivedere l’intera offerta del Sistema sanitario nazionale, perché non è economicamente più sostenibile il tutto per tutti e gratis, a cui si aggiunge che se non sei soddisfatto vieni anche rimborsato. Voglio ricordare che solamente la medicina difensiva ha un impatto in Italia equivalente all’Imu, immagini la quantità di soldi che viene sprecata con questo meccanismo».

Renato Torlaschi