Corea del Sud: la chirurgia plastica sta creando cloni dai lineamenti occidentali

Selezionata da Pietro Cazzola

Chirurgia plasticaL’ossessione e la morbosità con cui ci si accosta agli interventi di chirurgia plastica in Corea del Sud è davvero allarmante.
Stiamo infatti assistendo ad un fenomeno dilagante in cui le persone e in questo caso sono i giovanissimi e gli adolescenti ad esserne i protagonisti indiscussi, arrivano a deformarsi il viso per ottenere dei lineamenti tipici occidentali considerati dagli stessi come il canone di bellezza e perfezione da perseguire per avere successo nella vita.
Anche assomigliare ad un divo del pop o ad un loro idolo televisivo è un fattore scatenante per il ricorso al bisturi.
Il fattore è già di per se sconcertante ma se pensiamo per un attimo, che il più delle volte sono i genitori stessi che esaudiscono le richieste dei figli o sono loro stessi a proporre questi interventi ci si deve interrogare a lungo.
In questo paese infatti padri e madri sono disposti a pagare l’intero trattamento e lo propongono ai figli come regalo per compleanni o promozioni a scuola, pensando erroneamente di contribuire in questo modo alla loro realizzazione e ai loro futuri successi personali e lavorativi.
Compreso nell’intervento ti regalo l’autostima, la sicurezza e la soddisfazione, sembra essere lo slogan di tante madri verso le loro figlie.
Sono tanti gli interventi di chirurgia plastica richiesti ed eseguiti in queste cliniche coreane; gli interventi di lifting sono al primo posto, e i medici di queste strutture organizzate ogni giorno si apprestano con il loro bisturi a modificare occhi, labbra, naso e mandibola.
Sono queste infatti le porzioni del viso a voler essere maggiormente cambiate dai giovani coreani; possiamo citare infatti la richiesta di avere la ricostruzione della doppia palpebra che ha come risultato finale un allargamento e un allungamento dell’occhio, l’intervento agito sul muscolo ai lati delle labbra applicando dei piccoli tagli al lati delle stesse per permettere al muscolo di innalzarsi e di avere come risultato finale il classico “sorriso permanente”, considerato da queste ragazze coreane molto seducente e in grado di donare al viso una luminosità che prima non aveva.
Questa appena descritta è una vera e propria follia, in quanto questo “smile lipt” come viene etichettato, costringerà la bocca stessa ad essere sempre all’insù e quindi sorridente anche quando la persona  non prova interiormente felicità.
Gli interventi di rinoplastica sono molto diffusi e la Corea del Sud, insieme a Cina e Giappone ne detiene il primato.
Per quanto riguarda invece gli interventi sulla mandibola superiore ed inferiore, c’è chi ricorre alla chirurgia maxillo-facciale che prevede la rottura e il successivo riassemblaggio della stessa, con il risultato alla fine di avere dei lineamenti più delicati e armoniosi.
La maggior parte delle donne coreane che fanno ricorso al bisturi si sottopongono spesso ad interventi molto dolorosi e pericolosi soprattutto per quanto riguarda la mascella; spesso e volentieri le pazienti non hanno nessuna disarmonia dentale, ma si sottopongono lo stesso all’intervento citato, con il grosso pericolo di perdere la sensibilità della parte, o nei casi peggiori di arrivare ad una vera e propria paralisi.
Mi preme sottolineare come questa ossessione per il cambiamento e il ricorso al bisturi proviene sia dai giovani studenti coreani che dalle Miss o reginette che popolano le riviste patinate.
Cito solamente a titolo d’esempio la modella coreana Hang Mioku saltata alle cronache per aver compiuto il folle gesto di essersi iniettata da sola dell’olio da cucina nel viso per levigarlo il più possibile con il risultato tremendo di essersi completamente deturpata la faccia; la stessa dopo innumerevoli operazioni per cercare di riparare al danno fatto ha preso coscienza purtroppo che non ci sarà per lei nessun ritorno ad una vita normale e che il suo viso rimarrà per sempre sfigurato.
Anche quest’ultime risultano infatti essere delle vittime della chirurgia plastica coreana, che impone loro lo standard di bellezza occidentale, artefatto e stereotipato.
Si assiste infatti alla produzione di cloni, dove tutte si assomigliano tra di loro, e dove il peculiare viene affondato e represso.
Questo Paese asiatico è sotto i riflettori di tutti i media internazionali e della società odierna.
Si sente parlare spesso di un vero e proprio pellegrinaggio verso questa meta asiatica e di “turismo estetico” nel quale è compreso un pacchetto di trattamenti estetici, interventi e cure mediche unite a tariffe agevolate sui viaggi e perfino visite guidate della città.
Il governo di Seul ha imposto una tassa del 10% su tutti gli interventi estetici ed essendo quasi duemila le strutture preposte a queste operazioni possiamo affermare che lo stato è stato molto lungimirante e giustifica il tutto affermando che questa corsa al fascino convoglierà molti soldi che andranno ad aiutare lo strato più debole e povero della popolazione.
In realtà tutto questo è un vero e proprio business miliardario a scapito dell’essere umano in quanto tale, spogliato dei suoi vissuti psicologici, della sua vera identità e della sua storia personale.
Ed ora un pò di dati, secondo l’autorevole International Society of Aesthetic Plastic Surgery la prima in classifica è proprio la Corea del Sud con circa 16 interventi per mille abitanti, ma ci sorprende anche trovare l’Italia prima degli Stati Uniti, confermando la percezione positiva e soggettiva che gli italiani hanno nei confronti della chirurgia estetica.
Come mai le donne coreane sono così fissate per la chirurgia plastica?
Possiamo affermare che il modello vigente in quella nazione è di origine patriarcale e la giovane che si affaccia al mondo se oltre all’intelligenza e alle sue doti personali aggiunge una “bellezza finta”avrà sicuramente più chance sia nel trovare un lavoro, un marito, e un ruolo nella società.
Questa situazione non deve assolutamente legittimare quello che sta succedendo in Corea del Sud.
Bisogna infatti criticare l’operato di queste strutture che sembrano a tutti gli effetti delle grosse catene di montaggio che sfornano uno dietro l’altro persone dall’aspetto finto e dalla consistenza di plastica.
Perché questa rincorsa al chirurgo plastico anche quando non ce ne sarebbe bisogno? Può forse il più abile medico regalare l’eterna giovinezza?
Credo sia opportuno fare una netta distinzione fra chirurgia plastica d’eccellenza, che esiste ma che rimane spesso e purtroppo in sordina, e una chirurgia plastica attuata da medici che operano in maniera incontrollata, senza nessuna etica, nessun rigore, con troppa facilità e senza un’adeguata preparazione.
Un bravo professionista sta attento alle esigenze dei suoi pazienti, valuta oltre al difetto che il paziente vuole correggere anche il quadro emozionale che lo stesso riporta a colloquio.
Non è da sottovalutare neanche il setting dove il chirurgo opera che deve essere altamente attrezzato per ogni evenienza, sterile e sicuro.
Sono troppe orami le cosiddette “operazioni secondarie” o riparatrici di un primo intervento non riuscito.
Sono tante le persone anche famose e messe in risalto dai media che devono sottoporsi a svariati interventi per rimediare ad errori fatti da chirurghi non all’altezza e che non possedevano tutti i requisiti fondamentali.
Si dovrebbe porre un freno a queste operazioni chirurgiche di massa e far emergere invece il bravo professionista che si occupa del paziente nella sua totalità e che esegue interventi importanti e risolutivi.
L’eccellenza non è per tutti ma sappiamo che al giorno d’oggi per risaltare o diventare famosi bisogna fare qualcosa di eclatante, anche se dannoso e pericoloso, e in questo caso la Corea del Sud è un ottimo esempio di quello che non andrebbe fatto.
L’intervento in se non rende più felici e non ti può cambiare la vita; se il disagio è profondo tocchiamo la sfera più intima e psicologica e nessun bisturi potrà mai cambiare questo stato di cose.
Il bravo medico deve essere capace di dissuadere un paziente che riporta un disagio psichico perché nessun intervento allevierà la sua condizione.
I chirurghi plastici con un certo livello di professionalità operano, aggiustano, tagliano e rimodellano parti del corpo, ma sempre con il rigore necessario e con la massima attenzione; in Corea del Sud  sta accadendo tutto l’opposto e il “taglia e cuci” sembra regnare sovrano.
Chissà per quanto tempo ancora ci toccherà vedere bambole di plastica, uguali, sorridenti e senza emozioni.
Se ci fermiamo un attimo a pensare alle coreane nei loro tratti identici, ricordano quelle bambole di porcellana antiche con grossi vestiti che si appoggiavano sulle mensole o sui letti, tutte con la stessa faccia, tutte con lo stesso sorriso e tutte con gli stessi occhi…

Valerio Perrone