Depressi o felici? L’effetto paradosso del Botox

Selezionata da Pietro Cazzola

BotulinoQuando l’uso del botox dilagò a Hollywood, il motto di molte star fu negare, negare e ancora negare. Ci sono voluti anni perché le attrici ne ammettessero l’utilizzo. O si pentissero, come Nicole Kidman, divenuta consapevole che la recitazione è una questione di espressività.
E mentre Jenny McCarthy si è detta fiera dei suoi “ritocchini”, tanto da consigliare l’uso (moderato) del botulino a tutti, Kate Winslet ha addirittura fondato una lega anti botox e lifting, insieme a Emma Thompson e Rachel Weisz. 
Certo è che sulla “piazza virtuale” di internet le news corrono veloci. E così, dopo che a luglio la BBC pubblica la notizia secondo cui il botox, bloccando la mimica del viso, in particolare quella degli occhi, potrebbe favorire la depressione, a settembre i medici AITEB (Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino) convocano una conferenza stampa. L’evento di AITEB, che si propone di favorire la divulgazione delle conoscenze sulla tossina botulinica per uso estetico, ha un tema eloquente: “Botulino e umore: rapporto difficile o alleanza efficace?”

L’antefatto                                                                                                                                                                        
La notizia sugli effetti depressivi della tossina è presentata ad aprile, durante la conferenza annuale della British Psychological Society's da Michael Lewis, psichiatra dell’Università di Cardiff, poi è ripresa dalla BBC a luglio. Nello studio Lewis evidenzia un aumento della depressione nei pazienti trattati con la tossina nel muscolo orbicolare (ossia quello che provoca le rughe intorno agli occhi), mentre riscontra un effetto antidepressivo in quelli trattati solo nella glabella (tra le sopracciglia). Risultato cui il ricercatore era già approdato, in una ricerca in cui aveva spiegato come il botulino, riducendo l’aggrottamento, avesse ridotto i sintomi depressivi.

L’altalena degli studi
L’attenzione sul ruolo che la neurotossina può avere nel trattamento della depressione e, più in generale, nel miglioramento dell’umore dei pazienti sottoposti a trattamenti estetici con botulino, non è nuova.
Tale potenzialità trova fondamento in numerosi studi, che evidenziano come i movimenti dei muscoli mimici possono influenzare lo stato d’animo, l’umore e il grado di depressione. Il fenomeno avviene attraverso specifici meccanismi, tra cui il feedback facciale: la capacità di particolari movimenti muscolari del viso di modificare il percepito emotivo.
Il primo studio è del 2006, quando Eric Finzi riscontra un miglioramento dello stato depressivo in 10 pazienti affetti da depressione maggiore e trattati con il botox nella glabella. Nonostante alcuni limiti dello studio, primo fra tutti l’esiguità del campione, la ricerca apre numerose prospettive. Tanto che sempre nello stesso anno uno studio di psicologi e chirurghi plastici britannici lancia l’allarme dipendenza: le persone trattate (soprattutto) per lungo tempo non riescono più a vedere allo specchio il loro viso segnato dall’età, ricorrendo continuamente al botulino, a volte ancora prima che il suo effetto scompaia.
Da allora la battaglia si fa serrata. Per esempio nel 2009, quando mentre alcuni (Lewis) sostengono che il botulino migliori l’umore più di quanto facciano peeling e filler, altri (lo psicologo Havas) dimostrano che il botulino impoverisce l’esperienza emotiva e la capacità di elaborare i contenuti emozionali del linguaggio. E mentre nel 2010 Dayan dimostra che i pazienti trattati con tossina botulinica su tutto il terzo superiore del volto migliorano la percezione personale di qualità di vita e autostima, uno studio del 2011 della University of Southern California attesta che il botulino diminuisce l’empatia: “non rende completamente incapaci di capire qualsiasi emozione altrui, ma sicuramente riduce la capacità personale di decodifica emozionale”, afferma David Neal, autore dello studio.

E ora che l’FDA approva?
Lo scorso 11 settembre la Food and Drug Admistration, l’ente americano per la regolamentazione dei farmaci, approva l'uso del Botox Cosmetic (il marchio USA di Allergan) per le rughe perioculari, dopo averlo approvato nel 2002 per quelle glabellari, denunciando come effetto collaterale un po’ di gonfiore palpebrale. 
E da noi cosa succederà? In attesa dello sdoganamento di Vistabex (la tossina di Allergan commercializzata in Italia), e forse per “effetto domino” degli atri due preparati, quindi Bocouture (Merz) e Azzalure (Galderma), cosa accadrà quando trattare le rughe perioculari non sarà più “off label”? A dire la verità i medici lo fanno già, sotto la loro diretta responsabilità, ma un domani potranno farlo più liberamente.
Se è vero che le complicazioni (solitamente locali) della tossina sono sostanzialmente dovute all’effetto del farmaco o alla procedura iniettiva, quindi all’esperienza di chi inietta la tossina, che deve possedere un adeguato training formativo, sarà altresì importante “addestrarli” per questa nuova zona. In cui c’è, secondo AITEB, “l’unico muscolo mimico trattabile con tossina botulinica che determina espressioni con significato positivo, il muscolo orbicolare dell’occhio”, responsabile delle “zampe di gallina”, ma anche del sorriso autentico.

Raimonda Boriani