La scelta di Angelina divide i medici

Selezionata daPietro Cazzola

Angelina JolieI medici si dividono sulla decisione dell'attrice Angelina Jolie di sottoporsi a un intervento di "doppia mastectomia" per scongiurare il rischio di cancro al seno. Il premio Oscar, la cui madre è morta di tumore, ha riferito di essere "portatrice" di un gene "difettoso", per cui avrebbe l'87% di possibilità di ammalarsi di tumore al seno. Una scelta estrema che fa discutere e che non è sempre condivisa dagli esperti. Il timore è che  la possibilità scelta dalla diva, possa diventare 'un modello da seguire' per migliaia di donne che si trovano nella stessa situazione.

Per Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia, si tratta di "una situazione complessa, e il discorso è diverso per ogni singola donna". "Se la condizione di rischio per il tumore non genera un'ansia eccessiva, e non trasforma quindi la vita di tutti i giorni in una non-vita, allora obiettivamente ci sono più vantaggi a fare controlli ogni sei mesi, e scoprire l'eventuale tumore in epoca precocissima, quando le possibilità di guarigione sono del 98%", dice Veronesi. Quello sulla mastectomia radicale preventiva "non è un dibattito nuovo - spiega l'oncologo - anzi, esiste fin da quando la medicina ci ha messo a disposizione i test genetici. La ricerca genetica è stata molto brava a darci la possibilità di trovare queste patologie, ma non è ancora stata altrettanto brava nel darci delle possibili soluzioni a queste malattie". Veronesi ricorda fra l'altro che "la mastectomia radicale non annulla completamente il rischio di tumore, che rimane intorno al 5% anche dopo l'intervento di rimozione". E poi non va sottovalutata la questione delle protesi. Per il nostro organismo "rimangono sempre e comunque un corpo estraneo, e è naturale una reazione che, anche se non è grave, può comunque esserci - aggiunge Veronesi - . Inoltre anche quelle migliori "hanno bisogno di essere sostituite circa ogni 10 anni; quindi, significa doversi sottoporre ad almeno 3-4 interventi chirurgici nel corso della vita".

I geni che aumentano il rischio di cancro sono due: Brca1 e Brca2). Se 'mutati', arrivano a quintuplicare il rischio di carcinoma della mammella in età precoce. La Jolie si è  fatta asportare non solo i seni, ma ha anche deciso di farsi togliere le ovaie per prevenire il rischio di tumore, in lei più alto della media per una variazione genetica. La decisione, ricordano gli esperti, è pienamente motivata, ma non è obbligatoria. Casi come il suo riguardano, con un forte rischio genetico, riguardano meno del 10% delle pazienti che affrontano un tumore del seno.

Anche per Stefano Cascinu, presidente dell'associazione di oncologi Aiom "la mastectomia preventiva non è l'unica scelta in casi come quello della Jolie" e "l'alternativa è sottoporsi a controlli periodici, con risonanza magnetica ogni sei mesi-un anno". Una posizione "rispettabilissima come scelta individuale, ma è profondamente sbagliato farne un modello per tutte le pazienti, come l'attrice stessa lascia intendere nel suo lungo articolo", spiega Cascinu. L'esperto ricorda che l'intervento  ha "conseguenze pesanti sul piano psicologico, estetico e anche di salute" perché "togliere le ovaie in età relativamente giovane porta a menopausa precoce, e conseguente rischio di osteoporosi grave". Si dice infine perplesso sul fatto che "se una donna così famosa e potente rende pubblica in questi termini la sua decisione rischia di creare un'emulazione, un modello valido per tutti, mentre è fondamentale che la scelta sia individuale, caso per caso, di concerto con i propri medici", conclude Cascinu.

La maggior parte degli esperti è contrario a soluzioni radicali. "Oggi c'è la tendenza a proporre alle pazienti la mastectomia preventiva con troppa leggerezza, mentre si tratta di una scelta delicatissima da ponderare con grande attenzione", dice Riccardo Masetti, Direttore del Centro di Senologia del Policlinico Gemelli di Roma e Presidente della Komen Italia, l'associazione che da venerdì a domenica sarà impegnata a Roma nella manifestazione Race for the Cure a sostegno della lotta ai tumori del seno.

Il caso ha il merito di aver sollevato un problema molto sentito in Italia. Anche perché non tutte le donne, che sanno di avere una familiarità con questo tipo di neoplasia si sottopongono a un test genetico.  "Nel nostro paese abbiamo, su questo tipo di percorso, ovvero il test del Dna per scoprire il gene Brca1 che può portare successivamente alla mastectomia, delle resistenze culturali sia da parte delle pazienti che dei medici - spiega Adriana Bonifacino, responsabile unità di senologia del Policlinico universitario S.Andrea di Roma. - Ma la mastectomia si può fare anche dopo 1-2 anni dai risultati del test, l'importante è prendere conoscenza del problema. Ci sono pazienti che portano avanti gravidanze anche sapendo di poter trasmettere il gene alla prole. La donna deve essere consapevole e informata, così da decidere se seguire uno stretto programma di controli. Certe scelte come la mastectomia non vanno prese con con la bacchetta magica, ma con con l'aiuto di un team formato da oncologi, il consulente genetico e lo psicologo".

Egidio Riggio, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e microchirurgia presso l'Istituto Nazionale Tumori di Milano, è convinto che "per le donne a rischio ereditario, la chirurgia preventiva non deve rappresentare una scelta obbligata ma va serenamente ponderata rispetto alla decisione di eseguire per tutta la durata della vita, uno stretto monitoraggio strumentale degli organi a rischio". E aggiunge: "Sulla base della mia esperienza nella chirurgia plastica ed estetica del seno la mastectomia bilaterale ha un enorme impatto psicologico che deve essere considerato e studiato caso per caso". "Il percorso che conduce ad un intervento profilattico al seno è basato su indagini genetiche e test ematici, e non solo sulla storia familiare di una madre o di una sorella con carcinoma mammario. Non deve essere mai una scelta emotiva della donna coinvolta".

Decisamente favorevole alla la mastectomia bilaterale preventiva, nei casi in cui ci sia un 'rischio genetico', Laura Papi, genetista del dipartimento Scienze biomediche sperimentali e cliniche dell'Università di Firenze. anno una prognosi peggiore". Resta da capire se dopo la rivelazione della Jolie, più donne sceglieranno la mastectomia? "Difficile rispondere, io spererei di sì ma dubito soprattutto in Italia per quella che è l'immagine del corpo femminile e l'importanza che ha il seno nell'immaginario femminile", dice Laura Papi.

Valeria Pini