Ops - Oriental Plastic Surgery

Selezionata da Pietro Cazzola

SedereBeirut, café Internazionale, Gemmayze. Musica trendy. 
Una quantità di magnifiche donne libanesi profumate e zompanti come fenicotteri su tacchi vertiginosi affolla la sala. Osservo il mio succo di albicocca e il mio vestito premaman grigio, leggermente traforato quel tanto che basta per uscire dalla tristezza ma non abbastanza per non sembrare un' ultraortodossa. Ticchetto nervosamente sul bancone e mi aggiusto la zazzera arruffata dal vento.
Le guardo meglio. Sono bellezze tutte identiche: sopracciglia tatuate di nero corvino, naso alla francese, bocca carnosa, zigomo alto. Mi dicono che la chirurgia qui va forte, sulla scia delle cantanti e delle attricette da soap seguitissime anche dagli uomini, ipnotizzati in un turbinio di repressione/liberazione dai movimenti di ànche e dallo sbattere di ciglia di donne televisivamente perfette. E che perdipiù non é un gioco riservato alle élites, ma piuttosto a buon prezzo, come comprare una Panda. 
“Se in Libano non ti sei rifatta qualcosa non sei di moda” mi dice la vicina di tavolo con strabilianti unghie laccate sorseggiando un arak . "Dopo la gravidanza anche tu avrai bisogno di un ritocchino..."
Esco a prendere un pò di aria - di che ritocchino avrei bisogno? Fuori dal locale guardo in alto e leggo un enorme cartellone pubblicitario. “Basta con il silicone: da adesso in poi solo vero grasso!”. Ci metto un attimo a capire che non é un invito femminista a vivere serenamente le proprie rotondità: il grasso non é quello del fondoschiena ma quello preso dal fondoschiena. In un'etica di eco-riutilizzo in effetti non é male.