Vittime della chirurgia estetica: può dare dipendenza nel 10% dei casi

Selezionata da Pietro Cazzola

Chirurgia plasticaContinui ed eccessivi interventi di chirurgia estetica possono essere la conseguenza di un disturbo “dismorfofobico”, ovvero la paura di alcuni individui di vedersi deformi. 
Negli Stati Uniti, infatti, già da qualche anno, esiste una clinica, a Los Angeles, gestita da Arie Winograd, che cura il Body Dysmorphic Disorder (BDD).
I ritocchini estetici a base di botulino o di sostanze che riempiono le rughe, cosiddette filler, possono provocare dipendenza nel 10 % dei casi, come sottolinea Nicolò Scuderi, docente di Chirurgia Plastica all’Università della Sapienza di Roma.
Bisogna distinguere, come evidenzia il docente, durante il Congresso della Società Italiana di Medicina Estetica, tra il lifting, la liposuzione e le altre operazioni di chirurgia plastica, effettuati per fini medici e di benessere, dagli altri interventi generati da comportamenti psicologici rischiosi.
Infatti egli sottolinea che esiste una percentuale di persone “habituè” o “addicted” che dopo “il primo intervento, magari motivato, non riesce più a smettere”.
A risentire di tali disturbi sembrano essere soprattutto le giovani donne. Mentre gli uomini, risultano i più dipendenti dal botulino e dal filler.
I cosiddetti “drogati del bisturi” rappresentano una percentuale del 20-30% di coloro che si operano.
Inoltre, un altro fenomeno che si sta diffondendo riguarda il ritocco estetico “baby” nei Botox Party, praticato durante la pausa pranzo o durante momenti di relax anche a domicilio.
Tale pratica non è accettata dalla medicina ufficiale, in quanto non sarebbero rispettate le norme igieniche e non avverrebbe un preventivo esame psicologico prima dell’intervento.