Trecento donne sfigurate gli errori del chirurgo plastico

Selezionata da Pietro Cazzola

NAPOLI - Un esercito di donne con labbra deformate, zigomi asimmetrici, seni collassati, tumefazioni al volto bussa alle porte del dipartimento di chirurgia plastica del policlinico della seconda università per chiedere aiuto, per sollecitare un intervento riparatore.
Si tratta di donne, spesso anche molto giovani, a cui chirurghi - quasi sempre senza specializzazione e specificità nel campo della chirurgia plastica - talvolta improvvisando, hanno rovinato bocca, zigomi, palpebre, volti, seni in modo irreversibile.
Per ridurre quegli obbrobri il professore Francesco D’Andrea, ordinario di Chirurgia plastica, deve mettere mano a tutta la sua esperienza. «Il fenomeno degli errori si sta gonfiando in modo esponenziale. Al punto che, nell’ultimo anno, è aumentato del venticinque per cento il numero degli accessi al reparto di donne che chiedono aiuto» spiega il docente, allarmato dal numero di pazienti che si rivolge alla struttura del policlinico. Nel 2012 sono stati oltre trecento i casi gravi trattati nella struttura universitaria. 
Se questo dato lo si rapporta al fatto che a Napoli ben otto chirurghi su dieci non hanno la specializzazione in chirurgia plastica si comprende come è facile che si commettano errori.
«La verità è che sul fronte della chirurgia plastica occorrono regole più severe. Il nostro Paese deve equipararsi al resto d’Europa.
Dal primo gennaio 2013 in Austria operano solo specialisti e per le minorenni è obbligatoria una valutazione psicologica» dichiara D’Andrea.
La chirurgia plastica ed estetica è un settore che per anni, come è tristemente noto, è stato in balia di sedicenti specialisti e bisturi improvvisati. Ora, però, in Europa si cominciano a fissare regole più severe nel settore, leggi specifiche sulla materia. A tal scopo la Sicpre - la società italiana di chirurgia plastica - ha richiesto ed ottenuto un incontro con i rappresentanti del Ministero Della Salute per proporre un disegno di legge.
Ne parla D’Andrea che è tesoriere del Sicpre: «Sono anni che mi batto affinchè ci siano regole più severe nel settore e una legge che obblighi a conseguire la specializzazione se si vuole intraprendere la carriere di chirurgo plastico ed estetico. Sono stanco di visitare donne che arrivano al Policlinico disperate per un intervento sbagliato. Ogni anno solo al Policlinico ci arrivano oltre centinaia di casi di interventi falliti e purtroppo non per tutti si può fare qualcosa e la maggior parte dei pazienti mi confessa di essersi fidata di medici improvvisatisi chirurghi estetici che operano in luoghi di fortuna adattati ad ambulatori medici e che hanno pagato cifre molto inferiori agli standard di qualità». I danni prodotti sono innanzitutto per la salute (anche psichica), per l'estetica ed economici dal momento che il servizio sanitario nazionale non copre questa categoria d'interventi.

Marisa La Penna