Chirurgia plastica. Aicpe: "Aumentano le cause in tribunale per interventi al seno"

Selezionata da Pietro Cazzola

Il numero degli interventi di chirurgia plastica è in crescita costante e sono sempre più frequenti i contenziosi in tribunale dovuti all’insuccesso dell’operazione. Una domanda sorge quindi spontanea: come stabilire se le responsabilità sono o meno da attribuire al chirurgo? La particolarità di queste procedure risiede nel fatto che per risolvere la questione spesso è chiamato a esprimersi un chirurgo plastico, che si trova quindi nell’insolita posizione di dover valutare l’operato dei colleghi sia nell’ambito di procedimenti civili o penali sia in sede extragiudiziale. Per fornire delucidazioni sull’argomento, nei giorni scorsi è stato organizzato alla Clinica Cittàgiardino di Padova il corso "Il ruolo del chirurgo plastico nelle consulenze medico legali", patrocinato dall'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe).
“Scopo del corso è formare i chirurghi plastici nel settore delle consulenze, per supportare i medici legali e per aiutarli a esprimere in modo professionale un giudizio sull'operato dei colleghi - ha spiegato Luca Siliprandi, chirurgo plastico organizzatore del corso e membro di Aicpe -. Senza volersi sostituire al medico legale in sede di consulenza, insomma, l'evento ha avuto l'obiettivo di offrire le nozioni fondamentali per svolgere questo difficile compito in modo corretto e responsabile”.
Dai riscontri effettuati dall’Aicpe, emerge che l’intervento più contestato è l’aumento del seno: il numero di ricorsi al tribunale per questa operazione è sensibilmente cresciuto negli anni “La mastoplastica additiva è l'intervento più praticato in Italia quindi, statisticamente, è quello più esposto a contestazioni - constatata Siliprandi -. Tuttavia, proprio la grande richiesta ha spinto anche medici non specializzati a eseguire questa operazione, con risultati spesso non soddisfacenti”. Al secondo posto tra gli interventi più dibattuti si trova la rinoplastica: un'operazione delicata che riguarda il volto, una delle zone del corpo più esposte, che può essere stravolto dal bisturi. Al terzo posto si trova la mastoplastica ricostruttiva, ossia la ricostruzione del seno dopo l'asportazione chirurgica in seguito a un tumore: “Fino al 2000 questo intervento si trovava al sesto posto - ricorda Siliprandi - Il maggior numero di contestazioni credo si possa ricondurre alla crescita delle esigenze delle pazienti anche in campo oncologico per l'aspetto estetico, riconosciuto come un diritto alla salute”.
Sono invece diminuite le contestazioni per mastoplastiche riduttive (per ridimensionare seni troppo abbondanti) e per blefaroplastiche(ringiovanimento dello sguardo). Anche la lipoaspirazione (liposuzione) dal terzo posto è crollata all'ottavo, in questo caso per un miglioramento tecnico che ha risolto alcune criticità: “Oggi si utilizzano cannule sempre più sottili e quindi meno aggressive per i tessuti” spiega Siliprandi. Per l'aumento del seno, dal luglio 2012 è entrata in vigore una legge che prevede che solo chirurghi con una specializzazione adeguata possano eseguire l'intervento: “Questo mette fine a un vuoto legislativo che ha lasciato in questi anni campo aperto a molti dottori non specialisti, con conseguenze negative non solo per le pazienti, ma per tutto il settore - osserva il presidente di Aicpe, Giovanni Botti -. Le pazienti devono quindi rivolgersi solo a chirurghi specializzati, verificando che chi propone l'intervento abbia i requisiti per farlo”.