L’arte di modellare il grasso

Selezionata da Pietro Cazzola

LiposuzioneObiettivo liposuzione: «Può voler dire tutto e niente. Significa semplicemente togliere del grasso con una cannula collegata a un aspiratore». Ma in questo gesto chirurgico ci passa un mondo: si cela la differenza tra un intervento sicuro e uno che non lo è, tra un intervento riuscito e uno che lascia insoddisfatti. È la guerra al grasso di troppo quella che ha trasformato la Venere di ieri da ammirare - tutta opulenza e fianchi abbondanti - in una taglia forte di oggi che molti desiderano snellire. Alla fonte di tutto, gli adipociti. Spiega Paolo Santanchè , specialista in chirurgia plastica e autore del saggio «Come difendersi dal chirurgo estetico»: «Le ho chiamate “Zap”, “Zone di accumulo preferenziale”: fianchi, cosce, pancia, ginocchia nelle donne; stomaco, fianchi, spalle negli uomini. Qui gli adipociti - che si stabilizzano più o meno nella pubertà - sono più abbondanti e hanno recettori differenti che fanno accumulare il grasso sei o sette volte più velocemente di altre parti del corpo e lo fanno cedere sei o sette volte più lentamente. La dieta spesso delude: hai preso grasso in un posto e lo perdi in un altro, così il corpo è dimagrito, ma gli accumuli sono più evidenti». 
Liposuzione o l’arte di rimodellare il pannicolo adiposo: «Entra in gioco la tecnica, ma soprattutto il gusto estetico del chirurgo per riuscire a “scolpire” una forma armonica. Nel farlo non si elimina solo il grasso accumulato, ma anche, e soprattutto, la struttura che ha consentito di accumularlo. Privata dei suoi adipociti, la zona non ha più la capacità di stoccare grasso».
Attenzione - mette in guardia il chirurgo - alle «liposuzioni parziali», come quelle mirate a togliere solo le «coulotte de cheval»: è un «rattoppo», che crea nel tempo disarmonia e insoddisfazione. «Si deve togliere il giusto al posto giusto. Quando si opera vanno trattate tutte le “Zap”, se vogliamo creare una forma stabile, che si mantenga nel tempo. Tantopiù che quelle residue saranno portate ad accumulare anche il grasso che prima si raccoglieva in quelle operate - prosegue Santanchè -. Non ha senso chiedersi quanto grasso si toglie: se guardi una bella statua, non ti chiedi quanto marmo è stato buttato via. Conta la forma finale. È come un photoshop fatto con il bisturi. E se l’intervento è eseguito bene, si ottiene il massimo per un risultato per la vita». 
Inutile negarlo: sulla liposuzione aleggiano sempre le ombre nere di alcuni casi del passato finiti in cronaca nera. Strutture non adeguate, interventi fatti in ambulatorio quando sarebbero state necessarie la sala operatoria e la presenza di un anestesista. «La percentuale di rischio per una liposuzione è bassissima, se l’intervento è corretto. È molto inferiore a una appendicectomia. Ma non dobbiamo stancarci di ripetere che la chirurgia estetica va fatta in sedi adeguate. Le soluzione troppo facili e semplici sono generalmente da evitare. Se ci si deve operare all’anca o al cuore, si cercano scorciatoie?». Vediamo allora da che cosa è bene guardarsi in caso di liposuzione: «Bisogna guardarsi dalle anestesie locali, soprattutto se eseguite senza la presenza dell’anestesista, o in ambulatorio. La quantità di anestetico locale che si può somministrare è ridotta in quanto sono farmaci attivi anche sul cuore. Oggi l’anestesia generale è la più sicura in assoluto. E se non si usa l’infiltrazione, come nella “tecnica secca”, si modella con maggior precisione». 
Quanto al post-operatorio - conclude Santanchè - «c’è indolenzimento e si hanno lividi per un paio di settimane. Si è completamente sgonfi dopo un mese. La cura? Il movimento. Dopo una settimana si ritorna a fare una vita normale. Due settimane e si torna in palestra. E dopo un mese si è già pronti per il bikini». 
 

Claudia Ferrero