Piaghe e ferite difficili incidono per il 4% su costi SSN

Selezionata da Pietro Cazzola

PiaghePiaghe e lesioni croniche costano care al nostro sistema sanitario. Alle ferite, infatti, è da imputarsi quasi il 4% dei costi totali del Ssn. Una percentuale in aumento, considerando che i 2 milioni di italiani affetti da ulcere da pressione incidono sui costi della sanità pubblica per quasi 1 miliardo di euro l'anno. Non solo. Le ulcere da decubito, le più diffuse, sono la principale causa di ridotta qualità di vita per i pazienti e per le persone che l'assistono.
Sono alcuni dati di cui si parlerà al V Congresso nazionale Co.r.te (Conferenza italiana per lo studio e la ricerca sulle ulcere, piaghe, ferite e la riparazione tessutale) che vede riuniti a Roma, da oggi fino all'8 marzo medici, infermieri aziende e amministratori pubblici per confrontarsi sulle novità della ricerca e sui problemi legati all’invecchiamento della popolazione, dall’aumento della spesa e alla riduzione dei finanziamenti del Ssn. I notevoli costi per il sistema sanitario, 'assorbiti' dalla cura di piaghe e ferite sono generati, per il 15-20% dall’acquisto dei materiali da medicazione, per il 30-35% dal tempo del personale infermieristico. Oltre il 50% dei costi sono invece generati dall’ospedalizzazione, indica Giovanni Troisi, responsabile del Day Service-Night Hospital, dipartimento di scienze cardiovascolari, respiratorie, nefrologiche, anestesiologiche e geriatriche del Policlinico Umberto I di Roma.
Un problema non solo italiano. La comparsa di una lesione da pressione negli ospedali americani può comportare un aumento della durata della degenza ospedaliera fino a 5 volte e un incremento della spesa sanitaria stimabile in un ordine di 2.000-11.000 dollari. Secondo dati di FederAnziani (Sic, Sanità in cifre), gli anziani affetti da ulcere da decubito spendono per le medicazioni legate alla loro patologia fino a 250 euro al mese (ma il 13% sfora questo tetto). Infine è stato calcolato, indica ancora Troisi, che si arriva a perdere quasi 500 mila giornate di lavoro per il sistema produttivo, tra pazienti e familiari dei malati che restano a casa per assisterli.