La speranza di vita sale nel mondo, ma le persone vivono di più con malattie e disabilità

Selezionata da Pietro Cazzola

anzianiL'aspettativa di vita globale in buona salute cresce e dal 1990 è aumentata di oltre 6 anni, mentre la cardiopatia ischemica, le infezioni delle basse vie respiratorie e l'ictus causano la maggior parte della perdita di salute nel mondo. In altri termini, le persone vivono più a lungo anche in alcuni dei paesi più poveri, ma un complesso mix di disturbi, fatali e non, provoca grandi quantità di perdita di salute in molte altre nazioni. Ecco i risultati di un'analisi apparsa su The Lancet - coordinata da Christopher Murray dell'Institute for Health Metrics and Evaluation di Seattle nello stato di Washington - delle principali malattie in 188 paesi del mondo. «Grazie al marcato calo di mortalità e morbilità da HIV/AIDS e da malaria negli ultimi dieci anni e ai significativi progressi fatti nell'affrontare le malattie trasmissibili, quelle materne e neonatali nonché i disturbi alimentari, la salute è migliorata in modo significativo in tutto il mondo» esordisce il ricercatore, precisando che la speranza di vita globale alla nascita per entrambi i sessi è aumentata di 6,2 anni, passando dai 65,3 anni nel 1990 ai 71,5 nel 2013, mentre la HALE, ovvero la speranza di vita in buona salute, è cresciuta di 5,4 anni passando dai 56,9 ai 62,3 anni nel medesimo lasso di tempo.
«La speranza di vita in buona salute prende in considerazione non solo la mortalità, ma anche l'impatto delle condizioni non fatali e riassume anche i DALY, Disability-Adjusted Life Years. Un DALY equivale a un anno di vita sana perduto, e si misura con la somma degli anni persi per morte prematura e di quelli vissuti con disabilità» spiegano gli autori dello studio, condotto da un consorzio internazionale di ricerca coordinato dall'Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) all'Università di Washington. «Il mondo ha compiuto grandi progressi nel campo della salute, ma ora la sfida è quella di cercare modi più efficaci per prevenire o curare le principali cause di malattia e disabilità» dice Theo Vos di IHME, coautore dello studio. Per la maggior parte dei paesi, i cambiamenti nella speranza di vita in buona salute per i maschi e le femmine tra il 1990 e il 2013 sono stati significativi e positivi, ma in decine di paesi, tra cui Botswana, Belize e Siria, la speranza di vita in buona salute nel 2013 non è stata significativamente superiore rispetto al 1990. E in alcuni paesi, tra cui Sudafrica, Paraguay e Bielorussia, la speranza di vita in buona salute è addirittura diminuito dal 1990. «Per fare qualche numero, le persone nate in Lesotho e Swaziland nel 2013 possono aspettarsi di vivere in buona salute almeno 10 anni in meno rispetto alle persone nate in quei due paesi vent'anni prima» riprendeVos, precisando che, viceversa, gli abitanti di paesi come il Nicaragua e la Cambogia hanno goduto di un drastico incremento della speranza di vita in buona salute dal 1990, stimato rispettivamente in 14,7 e 13,9 anni. Ma ciò che più colpisce sono le differenze tra i paesi con l'aspettativa di vita più alte e più basse: in cima alla lista c'è il Giappone con 73,4 anni, mentre fanalino di coda è il Lesotho, con 42 anni nel 2013. Fattori come reddito e livello di istruzione hanno un impatto importante sulla salute, ma non sono gli unici fattori che contano» afferma Murray. E conclude: «Stimare la speranza di vita in buona salute e capire quali cause portano alla perdita di salute in ogni paese del mondo può contribuire a guidare le politiche mirate a garantire che le persone possano avere un'esistenza lunga e sana, indipendentemente da dove vivono».