Papa Francesco: “Ogni vita, anche se affetta gravemente da malattia, è degna di essere vissuta”

selezionata da Pietro Cazzola

papa Francesco30 DIC - E’ stato diffuso oggi dal Vaticano il messaggio di Papa Francesco in occasione della prossima Giornata mondiale del malato (la 23ª) in programma l’11 febbraio 2015.
“Mi rivolgo a tutti voi che portate il peso della malattia – esordisce il Pontefice - e siete in diversi modi uniti alla carne di Cristo sofferente; come pure a voi, professionisti e volontari nell’ambito sanitario”.
Il tema della 23ª giornata è tratto da un passo del Libro di Giobbe: “Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo”, un incipit che per il Papa va letto “nella prospettiva della “sapientia cordis”, la sapienza del cuore”.
“Questa sapienza – scrive Papa Francesco - è servire il fratello”. E nel discorso di Giobbe “si evidenzia la dimensione di servizio ai bisognosi da parte di quest’uomo giusto, che gode di una certa autorità e ha un posto di riguardo tra gli anziani della città. La sua statura morale si manifesta nel servizio al povero che chiede aiuto, come pure nel prendersi cura dell’orfano e della vedova”.“Quanti cristiani – prosegue il Papa - anche oggi testimoniano, non con le parole, ma con la loro vita radicata in una fede genuina, di essere “occhi per il cieco” e “piedi per lo zoppo”! Persone che stanno vicino ai malati che hanno bisogno di un’assistenza continua, di un aiuto per lavarsi, per vestirsi, per nutrirsi. Questo servizio, specialmente quando si prolunga nel tempo, può diventare faticoso e pesante. È relativamente facile servire per qualche giorno, ma è difficile accudire una persona per mesi o addirittura per anni, anche quando essa non è più in grado di ringraziare. E tuttavia, che grande cammino di santificazione è questo!”.
Perché, “il tempo passato accanto al malato è un tempo santo”. “Quale grande menzogna invece – sottolinea più avanti il Papa - si nasconde dietro certe espressioni che insistono tanto sulla ‘qualità della vita’, per indurre a credere che le vite gravemente affette da malattia non sarebbero degne di essere vissute!”. “Il nostro mondo dimentica a volte il valore speciale del tempo speso accanto al letto del malato – aggiunge il Pontefice -  perché si è assillati dalla fretta, dalla frenesia del fare, del produrre, e si dimentica la dimensione della gratuità, del prendersi cura, del farsi carico dell’altro”.
“Anche quando la malattia, la solitudine e l’inabilità hanno il sopravvento sulla nostra vita di donazione - conclude il messaggio papale - l’esperienza del dolore può diventare luogo privilegiato della trasmissione della grazia e fonte per acquisire e rafforzare la sapientia cordis”.
Perché, “anche le persone immerse nel mistero della sofferenza e del dolore, accolto nella fede, possono diventare testimoni viventi di una fede che permette di abitare la stessa sofferenza, benché l’uomo con la propria intelligenza non sia capace di comprenderla fino in fondo”.