Cancro solo sfortuna? Lo studio di Science nella bufera

Selezionata da Pietro Cazzola

bad luck«Solo un terzo delle variazioni del rischio di cancro nei tessuti è attribuibile a fattori ambientali o a predisposizioni ereditarie. La maggior parte dei casi è dovuta a "sfortuna" ("bad luck" nell'originale), cioè a mutazioni casuali che insorgono durante la replicazione del Dna nelle cellule staminali normali, non cancerose». Più che la conclusione, è questa frase, in ultima analisi, ad avere scatenato una pioggia di proteste sui due autori (Cristian TomasettiBert Vogelstein, rispettivamente uno statistico e un genetista della Johns Hopkins University di Baltimora) di un articolo pubblicato su Science il 2 gennaio scorso. È giunta subito una serie di sei lettere di contestazione delle conclusioni, seguita da una netta presa di posizione contraria dell'Oms che vedeva messe in pericolo tutte le efficaci strategie di prevenzione (in primis un corretto stile di vita fisico e alimentare) raccomandate per molti tipi di cancro nel momento in cui fosse passato nella popolazione il concetto che, nonostante tutte le precauzioni, la malattia può sempre colpire. Alla fine la rivista ha dovuto fare retromarcia e online sono apparse le riflessioni sulla difficoltà di divulgare correttamente la scienza da parte della reporter che aveva presentato lo studio. Vale forse la pena notare che nell'articolo non si cita mai il termine "bad luck" bensì quello di "effetto stocastico". Il termine "sfortuna" appare solo una volta nel sommario (dal quale è tratta la frase citata in alto) il quale è stato ripreso tout-court come abstract su PubMed. I due studiosi - comunque oggetto di critiche per aver preso in considerazione alcuni tumori rari e non altri più frequenti [mammella, prostata] e non aver prestato la dovuta attenzione alla "sovrainterpretazione" sui media - hanno individuato un coefficiente Ers (extra risk score), caratteristico per ogni tessuto, costituito dal prodotto del rischio nell'intera vita per il numero totale di divisioni di cellule staminali; quanto l'Ers è maggiore, tanto maggiore è l'impatto atteso dei fattori ambientali e genetici. «In termini formali, la nostra analisi dimostra solo che qualche fattore stocastico correlato alle cellule staminali sembra giocare un ruolo importante nel rischio di sviluppare un cancro. (...) Questi risultati potrebbero avere importanti implicazioni sulla salute pubblica. Una delle strategie più promettenti per ridurre i decessi da cancro è attraverso la prevenzione». 

Arturo Zenorini

Science;347(6217):78-81.