Tromboembolismo venoso acuto: strategie anticoagulanti a confronto

Selezionata da Pietro Cazzola

TromboemboliaNon sono significative le differenze sugli esiti clinici e di sicurezza della maggior parte delle strategie di trattamento del tromboembolismo venoso acuto messe a confronto con la combinazione eparina a basso peso molecolare-antagonista della vitamina K. Queste le conclusioni di una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata sulla rivista Jama a firma di un gruppo di ricercatori canadesi. «I medici dispongono di molte possibili opzioni di trattamento per quanto riguarda la gestione del tromboembolismo venoso acuto ed esistono poche guide su quale farmaco sia più efficace ma sicuro» spiega Marc Carrier, dell’università di Ottawa in Canada, ultima firma dell’articolo. È stata quindi condotta una revisione sistematica della letteratura fino a fine febbraio 2014 per riassumere e confrontare efficacia e sicurezza associate a otto possibili trattamenti anticoagulanti (eparina non frazionata, eparina a basso peso molecolare o fondaparinux in combinazione con antagonisti della vitamina K; eparina a basso peso molecolare con dabigatran o edoxaban; rivaroxaban; apixaban; ed eparina a basso peso molecolare da sola). Sono stati presi in considerazione trial randomizzati con tassi di tromboembolismo venoso ricorrente e sanguinamenti maggiori e, fra i quasi 1.200 studi identificati, ne sono stati selezionati 45 per un totale di quasi 45.000 pazienti. Sulla base delle analisi effettuate, Carrier conclude affermando che «non vi erano differenze statisticamente significative per efficacia e sicurezza associate con la maggior parte delle strategie di trattamento utilizzate per il tromboembolismo venoso acuto rispetto alla combinazione eparina a basso peso molecolare-antagonista della vitamina K. Tuttavia, i risultati suggeriscono che la combinazione eparina non frazionata-antagonista della vitamina K sia associata con la strategia meno efficace e che rivaroxaban e apixaban possano essere associati con il minor rischio di sanguinamento». 

JAMA. 2014;312(11):1122-1135. doi:10.1001/jama.2014.10538