Caso Avastin-Lucentis. Per Cochrane i due farmaci hanno effetti collaterali simili

Selezionata da Pietro Cazzola

LucentisAvastin e Lucentis hanno effetti collaterali simili, un elemento di cui, "le politiche sanitarie che favoriscono l'uso del ranibizumab" perché dotato di un'indicazione specifica, "per il trattamento di malattie degli occhi nelle persone anziane, dovrebbero tenere conto". E' quanto afferma una revisione di nove studi sul tema, di cui tre ancora non pubblicati, dell'organismo indipendente Cochrane Collaboration, pubblicati sulla rivista dell'associazione.
Gli autori della Revisione hanno considerato i risultati di studi randomizzati controllati che confrontavano la sicurezza di due farmaci utilizzati per il trattamento della degenerazione maculare legata all’età: il ranibizumab e il bevacizumab. Contrariamente a quanto argomentato in precedenza da alcuni esperti di questa patologia, la revisione sistematica ha evidenziato che il farmaco più economico, il bevacizumab (Avastin), non sembra infatti aumentare il numero di decessi o avere effetti collaterali più gravi rispetto al ranibizumab (Lucentis). 
La degenerazione maculare è una patologia oculare cronica e progressiva ed è tra le principali cause di cecità negli anziani. Infatti, in un caso su dieci, tale forma degenerativa conduce alla cecità. Il bevacizumab (Avastin) è un farmaco utilizzato in oncologia, mentre il ranibizumab (Lucentis) è venduto come farmaco specifico per la degenerazione maculare legata all’età.
La revisione ha incluso nove studi randomizzati controllati, di cui nessuno sponsorizzato dai produttori dei due farmaci. Gli studi hanno coinvolto complessivamente 3665 partecipanti e hanno confrontato direttamente il bevacizumab con il ranibizumab. I farmaci sono stati somministrati per un tempo massimo di due anni. La revisione mostra che in caso di degenerazione maculare, la sicurezza sistemica dei due prodotti appare simile, eccezion fatta per i disturbi gastrointestinali. Sebbene non siano state rilevate differenze statisticamente significative tra i due farmaci gli autori non escludono che successivi studi possano evidenziare che uno dei due trattamenti sia più nocivo dell’altro.
I ricercatori hanno stimato che cosa succederebbe a un gruppo di 1000 pazienti se fosse loro somministrato il ranibizumab per uno o due anni. Nei 1000 pazienti trattati con ranibizumab si osserverebbero 34 decessi; nei 1000 trattati con bevacizumab, si osserverebbero tra i 27 e 53 decessi. Se in 1000 assumessero ranibizumab, 222 presenterebbero uno o più effetti collaterali sistemici gravi. Se in 1000 fossero invece trattati con bevacizumab, i pazienti con eventi avversi oscillerebbero tra 200 e 291. I casi di morte non sembrano legati alla somministrazione dei due farmaci in quanto risultano in linea con i livelli di decesso propri dell’età dei pazienti coinvolti e osservati nella maggior parte dei paesi occidentali. Anche per gli effetti collaterali sistemici, i ricercatori fanno riferimento a un ampio spettro di eventi che può essere causato o meno dal farmaco.