Ebola, da CDC algoritmo per valutazione viaggiatori dai Paesi endemici

selezionata da Pietro Cazzola

EbolaFin dalla segnalazione del primo caso di Ebola negli Stati Uniti, i Centers for diseases control and prevention (Cdc) di Atlanta hanno rapidamente approntato una serie di linee guida (algoritmi sintetici ma esaustivi) su una serie di situazioni mirate a contenere il rischio di diffusione del contagio: dal rapido riconoscimento dei casi sospetti o certi alle raccomandazioni per il controllo e la prevenzione dell’infezione, dalle informazioni cliniche nel setting ospedaliero alla gestione del paziente ricoverato in ospedale, fino alla definizione del grado di rischio nei singoli casi e al monitoraggio e al movimento dei soggetti esposti. Forse tra tutti il più decisivo è l’algoritmo per la valutazione di un viaggiatore che torna da un Paese straniero. Il punto di partenza è la valutazione della presenza o meno di febbre (>/=38,6°C) e sintomi compatibili (cefalea, debolezza, dolore muscolare, vomito, diarrea, dolore addominale o emorragie) in soggetti che provengono da Paesi con endemia di Ebola nei 21 giorni precedenti l’insorgenza del sintomo. Solo in caso affermativo vanno presi precisi provvedimenti: isolamento del paziente, implementazione di precauzioni standard per il contatto (guanti, mascherine, occhialini, etc.), notifica allo staff ospedaliero addetto all’Infection control program, valutazione per il rischio di esposizione al contagio, immediato rapporto al dipartimento della salute americano. A questo punto, dopo attenta valutazione, i pazienti sono classificati in tre classi di rischio di esposizione: alta, bassa, non nota. Nel primo caso (contatto percutaneo o delle membrane mucose con sangue o fluidi corporei di un paziente infetto o diretto contatto con la pelle di un malato o diretto contatto con un cadavere di un soggetto deceduto per Ebola) il test è indicato e la malattia da virus di Ebola è sospetta. Lo stesso potrebbe avvenire nei soggetti considerati a basso rischio (familiari o coabitanti di un paziente infetto o altri soggetti a stretto contatto oppure personale medico che ha lavorato per un periodo prolungato in aree con probabili pazienti senza prendere dovute precauzioni) solo dopo una revisione del caso riguardante la gravità della malattia, i reperti di laboratorio e le diagnosi alternative. Se non dovesse esserci conferma clinica, il test non è indicato e la patologia non risulta sospetta. Un caso simile si ha nel terzo gruppo, costituito da persone che hanno viaggiato in aree affette senza esposizione ad alto o basso rischio: anche qui, dopo attenta revisione del caso, viene stabilito se il test è indicato oppure no, ovvero se la patologia è sospetta o meno.

Arturo Zenorini