Mal di schiena cronico. Ne soffre il 20% della popolazione.

Selezionata da Pietro Cazzola

Mal di schienaCirca 1 adulto su 5 (il 20% della popolazione adulta) soffre di dolore lombare cronico (mal di schiena che dura per più di 3 mesi). In circa il 3% degli adulti, inoltre, il mal di schiena cronico è causato da un’infiammazione: questo disturbo, in alcuni casi, può richiedere fino a 10 anni per essere diagnosticato correttamente. Per aumentare la consapevolezza del problema, l'iniziativa europea ‘Non voltargli la schiena’ lanciata a gennaio di quest'anno in un summit nel Regno Unito, viene ospitata anche in Italia, col sostegno di ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici): e domenica 16 novembre arriva in Sicilia con incontri a Catania e a Palermo. L'iniziativa ha come obiettivo ultimo la riduzione dei tempi necessari alla diagnosi; la campagna informativa è sostenuta dalla collaborazione di numerose associazioni e specialisti esperti del tema. Per ulteriori dettagli sugli appuntamenti e sulle tematiche relative alla patologia, si rimanda agli approfondimenti.
Tutte le persone che hanno avuto sintomi di mal di schiena per più di tre mesi consecutivi sono invitate a non sottovalutarli e a rivolgere attenzione al problema (parlandone col proprio medico di base), dunque a ‘Non voltargli la schiena’, come recita il messaggio della campagna. Per chi ha questo disturbo, è anche disponibile il test di verifica dei sintomi disponibile sul sito web 'Non Voltargli La Schiena' (www.nonvoltarglilaschiena.it): si tratta di un test che potrebbe aiutare nel percorso che precede la diagnosi.
Nella maggior parte dei casi, il mal di schiena cronico è di tipo meccanico, ovvero causato spesso da uno strappo o lesioni muscolari. Tuttavia, nel 3% degli adulti, questo disturbo può essere di natura infiammatoria. In tal caso, la diagnosi può arrivare in ritardo anche di alcuni anni. “La diagnosi spesso viene fatta diversi anni dopo l’esordio dei sintomi, e questo probabilmente perché nella medicina di base c’è un mancato riconoscimento della lombalgia infiammatoria rispetto alla lombalgia da cause meccaniche come le discopatie” sottolinea il Professor Giovanni Triolo, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Reumatologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Palermo.
Il ritardo diagnostico rappresenta un dato preoccupante, secondo gli esperti, perché, nel tempo, le condizioni che provocano un mal di schiena infiammatorio possono limitare i movimenti e, nei casi più gravi, causare la fusione delle ossa della colonna vertebrale, trasformandosi in qualche forma di spondiloartrite, tra cui la spondiloartrite assiale. Questo ritardo, inoltre, può comportare anche il rischio di difficoltà terapeutiche nei pazienti, dato che spesso essi “hanno un maggiore rischio cardiovascolare”, spiega Triolo, rischio che deve essere tenuto presente anche nell'approccio terapeutico. 
Prevenzione e trattamento tempestivo, dunque, rappresentano uno strumento chiave nella lotta alla patologia e nel riconoscimento dei casi di natura infiammatoria. 

Viola Rita