Aspirina preventiva a basse dosi e in certe situazioni

Selezionata da Pietro Cazzola

AspirinaLa somministrazione giornaliera di aspirina a basse dosi riduce gli eventi e la mortalità cardiovascolare (Cv) negli ultrasessantenni ipertesi, diabetici o dislipidemici? Alla domanda ha provato a rispondere Yasuo Ikeda della Waseda university di Tokyo in uno studio su Jama pubblicato in concomitanza alla sua presentazione alle Scientific sessions 2014 dell’American heart association. «Un recente studio dimostra che dal 1960 al 2000 c’è stato in Giappone un rapido incremento della prevalenza di iperglicemia, ipercolesterolemia e obesità, probabilmente a causa dell'adozione di diete e stili di vita occidentali» esordisce il ricercatore, osservando che entro il 2030 il 32% della popolazione nipponica avrà 65 anni o più, e che la prevenzione delle malattie cardiovascolari è una priorità in Giappone per l'invecchiamento della popolazione. Gli autori hanno selezionato 14.464 pazienti tra 60 e 85 anni con ipertensione, dislipidemia, o diabete mellito, randomizzati ad aggiungere o meno 100 milligrammi giornalieri di aspirina ai farmaci in uso. «Ma lo studio è stato interrotto dal comitato di monitoraggio dati dopo circa 5 anni per probabile inutilità della cura» riprende Ikeda, sottolineando che i due gruppi avevano tassi sovrapponibili di mortalità o morbilità globale per cause cardiovascolari, ictus e infarto. «Va tuttavia segnalato che l’aspirina ha ridotto l'incidenza di infarto non fatale e attacco ischemico transitorio, aumentando il rischio di emorragia, trasfusioni e ricoveri» conclude il ricercatore. «Questi risultati aiutano a capire quando usare l'aspirina per prevenire gli eventi Cv, decisione che andrebbe sempre discussa tra medico e paziente» scrivono in un editoriale di accompagnamento Michael Gaziano e Philip Greenland, editor di Jama. L'aspirina è indicata con un rischio elevato a breve termine per eventi Cv acuti o nei soggetti sottoposti a procedure vascolari e in quelli con malattie Cv in corso. Viceversa, i pazienti a basso rischio non dovrebbero assumerla, neppure a basse dosi. «Anche se certe persone senza malattie vascolari ma con comorbidità multiple hanno livelli di rischio simili ai pazienti con malattie Cv. In questi casi un beneficio è probabile, ma il preciso livello di rischio per cui somministrare l’aspirina resta incerto» conclude l’editoriale.

Jama. Published online November 17, 2014. doi:10.1001/jama.2014.15690 
Jama. Published online November 17, 2014. doi:10.1001/jama.2014.16047