Antibiotico-resistenza in crescita. I dati dell'aumento in Italia

Pietro Cazzola

AntibioticoresistenzaL’Istituto Superiore di Sanità (ISS) rimarca come il problema dell’antibiotico-resistenza stia assumendo dimensioni globali: lo evidenzia ad esempio l’ultimo Rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che parla di “una seria minaccia” e del “rischio era post-antibiotica”.
In Italia, secondo i dati del Rapporto ECDC (vedere il paragrafo seguente), aumenta la resistenza ad alcuni importanti antibiotici. Oltre all’allungamento dei tempi di degenza, a fallimenti terapeutici, aumento della mortalità e aumento dei costi sanitari, il rischio legato all’ipotesi dell’assenza antibiotici efficaci è quello del ritorno all’epoca in cui le infezioni rappresentavano la prima causa di morte ed interventi o terapie complesse erano impensabili, spiega l’ISS in un commento fornito da Annalisa Pantosti del MIPI e Paolo D’Ancona del CNESPS. L'Istituto ISS sottolinea che invertire la tendenza dell’antibiotico-resistenza è un obiettivo che può essere raggiunto attraverso la promozione dell’uso prudente di antibiotici, dunque ad esempio evitando l’automedicazione, e attraverso strategie efficaci di controllo per bloccare la diffusione di batteri multiresistenti nelle strutture di assistenza. 
"Occorre agire su di un duplice binario", ha commentato Pierangelo Clerici, Presidente di Amcli – Associazione Microbiologi clinici italiani, in occasione della Giornata Europea degli Antibiotici. "Da un lato proseguire nella ricerca e nello studio delle nuove forme batteriche che si manifestano con crescente frequenza e, dall’altro, ottimizzare la collaborazione tra le diverse figure professionali che nell’Unità ospedaliera possono concorrere alla migliore diagnosi dell’infezione e disegnare la strategia antibiotica effettivamente più efficace. Questa progressiva riduzione dell’efficacia di molti antibiotici in commercio, si deve sostanzialmente a fenomeni sempre più complessi di comorbilità e, non da meno, dalla continua evoluzione di molti batteri, il cui dna e le potenzialità infettive per la salute umana continuano a mutare".

I dati sull’antibiotico-resistenza
L’ISS riferisce i seguenti dati sull’antibiotico-resistenza, tratti dal Report della sorveglianza Europea EARS-Net, al quale l’Italia partecipa con i dati della sorveglianza AR-ISS, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità. Il Report evidenzia in generale un aumento dell’antibiotico-resistenza.
La situazione italiana viene commentata da  Annalisa Pantosti del MIPI e Paolo D’Ancona del CNESPS.
"A livello europeo continua ad aumentare la resistenza ai fluorochinoloni e alle cefalosporine di 3a generazione in Escherichia coli e la resistenza alle cefalosporine di 3a generazione in Klebsiella pneumoniae. Inoltre si nota, sempre a livello europeo, un incremento della resistenza ai carbapenemi (una classe di antibiotici di ultima risorsa, salvavita per infezioni molto resistenti ndr) in Klebsiella: di questo aumento l’Italia è in gran parte responsabile insieme alla Grecia e, in misura minore, Cipro e Romania", spiegano gli esperti ISS.
Basti pensare che in Italia nel 2008 meno dell’1% delle Klebsielle era resistente, percentuale che nel 2010 è salita al 15%, nel 2012 al 29% e nel 2013 ben al 34%.
La resistenza ai carbapenemi, che combattono infezioni già resistenti a diversi altri antibiotici, comporta mortalità in eccesso di almeno il 30%, percentuale che sale in caso di pazienti particolarmente fragili, e lascia scarse o nulle possibilità terapeutiche, proseguono gli esperti ISS: una alternativa è rappresentata da un vecchio antibiotico, la colistina. “Ma uno studio recente del nostro Istituto in collaborazione con l’Università di Siena ha rivelato che le Klebsielle resistenti ai carbapenemi stanno diventando resistenti anche alla colistina in una proporzione allarmante (). Questi batteri resistenti a tutti o quasi gli antibiotici disponibili sono presenti in tutte le aree geografiche del nostro paese e in tutti i tipi di strutture di degenza, sia ospedali per acuti che lungo degenti e residenze assistenziali per anziani. Il controllo della loro diffusione è difficile, perché molti pazienti sono portatori asintomatici e possono trasmettere i batteri ad altri pazienti”.
"Un altro problema importante per l’Italia è l’Acinetobacter multiresistente, cioè resistente a fluorochinoloni, aminoglicosidi e carbapenemi (tutti antibiotici), che in Italia rappresenta più del 50% degli Acinetobacter isolati", conclude l'ISS. "Anche per lo Stafilococco aureo resistente alla meticillina (MRSA) la percentuale di resistenza in Italia rimane sempre critica (intorno al 35%) mentre molti paesi Europei sono riusciti a riportare la resistenza a livelli più bassi". 

Viola Rita