Evitare le strette di mano negli ospedali per ridurre le infezioni

Selezionata da Pietro Cazzola

ManiZone negli ospedali in cui è vietato stringersi la mano: è quanto propone Mark Sklansky dell''università della California in un editoriale pubblicato dalla rivista Jama allo scopo di limitare la diffusione delle infezioni.
Sostituire la classica stretta di mano, magari con un inchino, può apparire un’idea bizzarra, eppure molti studi hanno già provato che le mani sono un veicolo ideale per la trasmissione di diversi germi, compreso il Clostridium difficile, uno dei più temuti negli ospedali.
Del resto, come osserva Giuseppe Ippolito, Direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma, «il mancato lavaggio delle mani costituisce il primo fattore di rischio di trasmissione delle infezioni in ambito ospedaliero, tanto che pochi giorni fa l’Organizzazione mondiale della sanità ha promosso una giornata mondiale dedicata. E il problema non riguarda soltanto il personale ma anche le persone che vengono a contatto con i pazienti, oppure con suppellettili o altro, attraverso cui si possono trasmettere germi ospedalieri».
Ricordando che la possibilità di provocare infezioni attraverso la stretta di una mano, sulla quale magari una persona ha starnutito, non riguarda solo gli ambiti ospedalieri, il professor Ippolito ritiene che sia importante prendere in considerazione qualsiasi proposta che possa essere utile. Infatti la consapevolezza del problema delle infezioni appare abbastanza diffusa tra il personale sanitario, ma «una cosa è la consapevolezza e un’altra è l’applicazione scrupolosa dei programmi di lavaggio delle mani; e i dati dimostrano che in molti Paesi Occidentali, inclusa l’Italia, non vi sono standard di lavaggio delle mani ottimali».
I risultati che si potrebbero ottenere sono significativi: «eliminare il contagio attraverso le mani, - dice l’infettivologo - porterebbe a un abbattimento del 20% delle infezioni in ospedale; servirebbe poi diffondere una gestione corretta dei cateteri urinari e di quelli vascolari, oltre a una maggiore attenzione per identificare precocemente le infezioni stesse».

Renato Torlaschi