Antibiotici, nel dubbio il medico prescirive. CDC: così aumenta la resistenza

Selezionata da Pietro Cazzola

AntibioticiÈ una minoranza, ma viene definita “significativa”, quella dei medici che hanno abitudini prescrittive tali da peggiorare l’antibiotico-resistenza: lo dimostrano i risultati appena pubblicati di un sondaggio condotto negli Stati Uniti da WebMD/Medscape. Il fenomeno è già preoccupante e minaccia di peggiorare in futuro: almeno due milioni di persone vengono infettate da batteri antibiotico-resistenti ogni anno e i decessi sono 23 mila secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’antibiotico-resistenza “una minaccia sempre più grave alla salute pubblica globale, che richiede un’azione coordinata tra i governi e la società”. Un’ampia maggioranza dei medici ammette di prescrivere antibiotici anche senza un’assoluta certezza clinica, ma solo il 12% lo fa regolarmente: in media l’incertezza c’è una volta su cinque. La maggior parte di loro ritiene che essere “abbastanza sicuri” della diagnosi sia sufficiente e molti dichiarano di sentirsi a disagio per il rischio di non trattare una possibile infezione batterica; del resto, quasi uno su tre ritiene che aspettare gli esiti degli esami di laboratorio richieda un tempo troppo lungo per un paziente malato. Ma gli autori dello studio stigmatizzano un’altra delle ragioni addotte: il 10% di questi “medici indecisi” è convinto che, anche nel caso non risulti necessario, l’antibiotico non farà male… Lauri Hicks, direttore del programma dei CDC, ritiene che sia importante ricordare ai medici che questi comportamenti «mettono i pazienti a rischio di reazioni allergiche, infezioni antibiotico-resistenti e diarrea da Clostridium difficile, dall’esito potenzialmente mortale». Quest’ultimo scenario si manifesta talvolta quando un medico prescrive immediatamente un antibiotico per rinosinusite batterica acuta: come danno collaterale, l’antibiotico distrugge la maggior parte dei batteri intestinali ma in genere non il Clostridium difficile, che cresce in modo incontrollato causando una diarrea molto grave.

Renato Torlaschi