Polmonite anziano ricoverato, da azitromicina più benefici che danni

Selezionata da Pietro Cazzola

PolmoniteIn uno studio svolto su pazienti anziani con polmonite ricoverati in ospedale, l’azitromicina rispetto ad altri antibiotici si associa a un rischio di morte più basso e a un lieve aumento delle probabilità di un attacco cardiaco. Questo, almeno, è quanto emerge dalle conclusioni di uno studio pubblicato su Jama e coordinato da Eric Mortensendell’University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas. «Polmonite e influenza insieme sono l'ottava causa di morte in generale e il principale motivo di decesso per malattia infettiva negli Stati Uniti» spiega il ricercatore. E sebbene le linee guida raccomandino la terapia con macrolidi come l'azitromicina come trattamento iniziale dei pazienti ospedalizzati con polmonite, recenti ricerche indicano che il farmaco potrebbe aumentare il rischio di eventi cardiovascolari. Così Mortensen e i colleghi del Veterans Administration (VA) North Texas Health Care System hanno valutato l'associazione tra uso di azitromicina durante il ricovero e il rischio a 90 giorni dalla dimissione in termini di mortalità ed eventi cardiovascolari tra cui insufficienza cardiaca, infarto e aritmie. Allo studio osservazionale di coorte hanno preso parte oltre sessantamila persone di 65 anni e più ricoverate con polmonite in qualsiasi ospedale VA dal 2002 al 2012. «Di questi, 31.863 pazienti hanno ricevuto azitromicina e 31.863 pazienti altri antibiotici» puntualizza il ricercatore, sottolineando che la mortalità a 90 giorni è risultata più bassa nel primo gruppo (17,4%) rispetto al secondo (22,3%). Significativa anche la differenza in termini di aumento del rischio di attacco cardiaco: 5,1% contro 4,4% nel gruppo trattato o meno con il macrolide. Sovrapponibili invece i dati sulle aritmie cardiache (25,8% contro 26%) e sull’insufficienza cardiaca (26,3% vs 26,2%). «In questo studio l'azitromicina si associa a una riduzione della mortalità e a un leggero aumento del rischio d’infarto. Il che significa che per prevenire un decesso bisogna trattare 21 pazienti, mettendone 144 a rischio d’infarto. «Ciò corrisponde a un beneficio netto di circa 7 decessi evitati per ogni infarto non fatale provocato: risultati che indicano un beneficio netto associato all'uso di azitromicina nei pazienti ospedalizzati per polmonite» conclude Mortensen.

JAMA. 2014;311(21):2199-2208