Ernia del disco: fattori di rischio e terapie

Selezionata da Pietro Cazzola

Una recente indagine ha mostrato che più di 4 italiani su 5 avranno problemi all’ernia del disco nella vita, con una netta prevalenza per le persone di età compresa fra 35 e 45 anni (quando il nucleo centrale del disco è ancora piuttosto gelatinoso ed idratato).
Dopo, con il passare degli anni, il nucleo polposo del disco diventa più disidratato e quindi meno vulnerabile alla formazione di ernie. Diversi i fattori di rischio:

  1. il fumo, che riduce l’ossigenazione dei tessuti;
  2. i chili di troppo che sovraccaricano i dischi a livello lombare;
  3. la statura (sono più a rischio gli uomini alti almeno 180 cm e le donne alte almeno 170 cm);
  4. il tipo di lavoro: sono più a rischio i lavoratori costretti a fare sforzi particolari o quelli che stanno in piedi o seduti nella stessa posizione per lungo tempo.

Ernia

Ad illustrare la situazione italiana è Pier Vittorio Nardi, Presidente dell'Associazione Chirurgia Italiana Spinale Mininvasiva e Robotica: l’8,2% degli italiani soffre di lombosciatalgia e il 94% delle ernie sono all’altezza di L4-L5 (segmenti lombari 4 e 5) o L5-S1 (segmento lombare 5 e segmento sacrale 1).
In che modo si possono trattare le ernie? Quattro le tecniche maggiormente utilizzate: intervento percutaneo, endoscopica, microchirurgica e microchirurgica strumentata, con supporti strumentali (gli spaziatori). Ma più diffusamente si usa trattare l’ernia con interventi conservativi come farmaci e cambiamenti nello stile di vita. Tuttavia, precisa l’esperto, nel 30% dopo circa un anno e mezzo il dolore e i problemi ritornano.
Insomma, va bene l’esercizio fisico, purché si venga seguiti da personale altamente specializzato; no alla fisioterapia prolungata se non si ottiene un reale beneficio: “se c’è un danno neurologico bisogna operare”, conclude Nardi.
Ma più importante è trattare tempestivamente la degenerazione discale invece di aspettare che si arrivi ad una vera e propria ernia: le nuove tecniche, ad esempio, prevedono l’utilizzo di membrane amniotiche iniettabili per via percutanea nei dischi (l’intervento si esegue in anestesia locale dei dischi). Il mix di fattori di crescita e cellule stromali favorisce la rigenerazione dei dischi.