Epatite A da frutti di bosco. Ministero: “Casi in diminuzione, ma cautela”

Selezionata da Pietro Cazzola

Frutti boscoResta alta l’attenzione verso il rischio di Epatite A derivante dal consumo di frutti di bosco congelati, ma dal ministero arriva una buona notizia: “I casi mostrano una riduzione del numero dei casi a partire da novembre 2013”. Tuttavia è lo stesso ministero a richiamare alla “cautela”, in quanto – precisa in una nota pubblicata sul sito internet che fa il punto della situazione – “il numero di casi negli ultimi mesi è comunque superiore a quello rilevato nello stesso periodo dei due anni precedenti”. Inoltre “sono tuttora in corso le valutazioni relative ai primi mesi del 2014, che necessitano un attento monitoraggio, considerato il lungo periodo di incubazione della malattia”.
In totale, sono stati notificati al ministero 1.463 casi di Epatite A dal 1° gennaio 2013 al 28 febbraio 2014. Dai risultati del Laboratorio di Riferimento del reparto Epatiti Virali dell’Istituto superiore di Sanità emerge che il 67.3% dei casi (247 su 367 sequenze virali italiane disponibili) presenta la sequenza virale “outbreak” (genotipo IA con sequenza KF182323) o una sequenza altamente correlata. “La sequenza da frutti di bosco surgelati ottenuta dall’IZSLER, identica a quella dei casi, suggerisce fortemente che tale alimento possa essere una fonte comune di infezione”, spiega il ministero. Nel rimanente 32.7% dei casi (120/367) si osserva la presenza di ceppi non correlati alla sequenza “outbreak”, di genotipo IA (24.5%), IB (7.9%) ed 1 solo caso di genotipo IIIA.
Il Ministero ribadisce dunque le raccomandazioni diffuse nei mesi scorsi, perché “sebbene tutti i lotti risultati positivi alle analisi siano stati prontamente ritirati e richiamati dal mercato, non si esclude l’eventualità che altri mix di frutti di bosco surgelati/congelati contaminati, diversi da quelli oggetto di allerta possano essere presenti sul mercato”. Quindi: “Utilizzare i frutti di bosco surgelati solo per preparazioni portate a 100° (temperatura di ebollizione) per almeno 2 minuti, ad esempio salse o marmellate; non impiegare i frutti di bosco crudi per guarnire i piatti (ad esempio la superficie di una crostata, semifreddi, yogurt ecc.); lavare accuratamente i contenitori e gli utensili usati per maneggiare i frutti di bosco scongelati”.
Il problema dell’epidemia di Epatite A non riguarda però solo il nostro Paese. Secondo i dati diffusi dal ministero, nel luglio 2013, l’Irlanda e la Francia hanno segnalato casi di Epatite A (16 in Irlanda ed 1 in Francia), associati al consumo di frutti di bosco, causati da un virus identico a quello dell’epidemia Italiana. Ma i casi segnalati non riguardavano persone che avevano compiuto viaggi in Italia.
Anche la Svezia e la Bulgaria hanno segnalato entrambi un caso (il caso Svedese con sequenza identica mentre il caso Bulgaro non sequenziato) con storia di viaggio in Italia. In ottobre l’Olanda ha segnalato all’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) 9 casi di Epatite A con sequenza identica  a quella isolata nell’epidemia italiana, senza storia di viaggi in Italia.
Dieci casi di Epatite A si sono invece riscontratiin turisti stranieri che hanno soggiornato in Italia ove, compatibilmente al tempo di incubazione della malattia, potrebbe essere avvenuta l’esposizione, provenienti da: Germania (n=8 recatisi in Italia nel mese di marzo 2013), Olanda (n=1), 1 Irlanda (n=1), e Polonia (n=5). I risultati degli esami di laboratorio hanno messo in evidenza che si tratta di un virus appartenente al genotipo 1A con sequenza KF182323 per 1 caso Olandese, 2 casi Tedeschi, 5 Polacchi e diversi casi italiani.
Tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 hanno riportato casi con sequenza identica a quella italiana, in assenza di storia di viaggio in Italia, 2  ulteriori Paesi EU (Gran Bretagna e Svezia). Anche in Francia, dove erano già stati riportati casi, ne sono stati segnalati di nuovi.
Inoltre, il 9 marzo 2014, sia la Norvegia che la Danimarca hanno segnalato un incremento del numero dei casi di Epatite A. Le indagini di laboratorio per la genotipizzazione ed il sequenziamento dei virus isolati sono in corso.
In 4 paesi del Nord Europa (Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia) dall’Ottobre 2012 all’Aprile 2013 sono stati segnalati 71 casi, di cui 28 confermati (ceppo HAV genotipo IB, diverso da quello italiano). La fonte di infezione è stata individuata epidemiologicamente in frutti di bosco surgelati (ulteriori indagini sono in corso per individuare la marca/marche e la provenienza dei frutti di bosco).
In 6 paesi (Danimarca, Inghilterra, Germania, Olanda, Norvegia e Svezia) da Novembre 2012 ad Aprile 2013 si sono verificati 80 casi di Epatite A, di cui 15 confermati (ceppo HAV genotipo IB, diverso da quello isolato nel focolaio precedente). Nessuna fonte di infezione specifica è stata ancora individuata, ma tutti i casi hanno viaggiato in Egitto nel periodo di esposizione.
Il Ministero, infine, fa il punto sulla tracciabilità sui frutti di bosco surgelati. L’obiettivo è identificare la presenza di fornitori e/o segmenti distributivi comuni a più lotti, consentendo di ricavare informazioni utili a svelare potenziali fonti di contaminazione dei frutti di bosco. Le ipotesi esplorate contemplavano sia la possibile contaminazione dei frutti freschi in fase di coltivazione e raccolta (contaminazione primaria), sia  possibili meccanismi di contaminazione crociata nelle successive fasi di congelamento e distribuzione degli ingredienti.
“Da gennaio 2013 – spiega il ministero -, informazioni dettagliate sulle tipologie di frutti di bosco surgelati consumati dai pazienti raccolte erano disponibili per 257 casi confermati o probabili. Le indagini di tracciabilità, tuttora in corso, hanno messo in luce l’estrema complessità della catena distributiva. Queste, infatti, hanno avuto per oggetto complessivamente 830 transazioni commerciali, facenti capo a 331 fornitori in 25 Paesi EU ed extra EU (dati riferiti al 31/1/2014). Il numero medio di transazioni commerciali a monte di ciascun lotto confermato o sospetto è di 56,6 (min. 4; max 70). Tale attività, sebbene non del tutto completata, sembra escludere l’ipotesi di una contaminazione per il solo effetto di un singolo ingrediente contaminato all’origine (contaminazione primaria) o solamente durante la fase di lavorazione (contaminazione puntiforme). Sono in fase di approfondimento ulteriori scenari che comportano la concomitanza delle ipotesi sopra descritte”.
Il Ministero informa infine che dal mese di Novembre 2013 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), su incarico della Commissione Europea, ha attivato un gruppo di lavoro, al quale partecipano anche esperti della Task Force italiana, al fine di esaminare congiuntamente tutte le informazioni di tracciabilità disponibili nei vari Paesi colpiti dallo stesso ceppo epidemico, per ampliare la robustezza dello studio e delle sue conclusioni.