Eutanasia: viaggi in Svizzera quadruplicati in 4 anni

Selezionata da Pietro Cazzola

EutanasiaLa Svizzera è una meta sempre più ambita per chi, con una malattia grave giunta in fase avanzata che non consente più una vita dignitosa o comunque un'esistenza che si voglia continuare a vivere, vuole aggirare il divieto dell'eutanasia. Sono i viaggi per raggiungere la cosiddetta “dolce morte” e la meta è la confederazione elvetica perché la sua legislazione consente pratiche mediche eutanasiche vietate altrove: secondo uno studio pubblicato sul Journal of medical ethics questi viaggi sono mediamente raddoppiati in 4 anni (da 2009 a 2012); più che quintuplicato il “turismo suicida” dall'Italia nello stesso periodo anche se i numeri di per sé sono molto contenuti (da 4 a 22 pazienti da 2009 a 2012). L'indagine è stata condotta da Saskia Gauthier dell'Istituto di Medicina legale dell'Università di Zurigo, utilizzando tutti i dati sui decessi assistiti eseguiti in Svizzera riguardanti cittadini residenti in altri paesi. In tutto nel periodo considerato sono stati eseguiti 611 di questi interventi, oltre la metà su pazienti donne. A fare questa scelta di “viaggio al termine” sono soprattutto inglesi e tedeschi. Le malattie che più di tutte spingono a un passo così estremo sono quelle neurologiche (dalla sclerosi multipla alla sclerosi laterale amiotrofica al morbo di Parkinson) con un decorso progressivo inarrestabile che alla fine riduce il malato a una condizione di totale dipendenza e immobilità, fino alla necessità della respirazione assistita. Ecco i numeri di coloro che si sono rivolti alla Confederazione Elvetica nel periodo considerato: i tedeschi sono stati 268, gli inglesi 126, costituendo insieme quasi i due terzi del totale. Poi ci sono pazienti venuti da Francia (66), Italia (44), USA (21), Austria (14), Canada (12), Spagna e Israele (ciascuno con 8). I numeri sono raddoppiati da 2009 a 2012, e sono cresciuti in particolare in Italia dove erano appena 4 nel 2009 e sono passati a 22 nel 2012, e in Francia, da 7 a 19. I ricercatori sostengono che il fenomeno del turismo suicida, che è esclusivo della Svizzera, ha aperto seri dibattiti in Germania, Gran Bretagna e Francia, le principali sorgenti di questo tipo di turismo. Ma, sostiene Alison Twycross, curatore della rivista Evidence Based Nursing, c'è da chiedersi se non sia meglio migliorare i servizi per le cure palliative piuttosto che tentare di modificare la leggi che vietano i suicidi assistiti.