Italia, tumori: per diagnosi e cura meglio andare al Nord

Selezionata da Pietro Cazzola

La diagnosi di tumore della mammella a uno stadio precoce è molto più frequente nelle regioni del Nord (45%) rispetto a quelle del Sud dove la quota scende fino al 26% di Napoli e Ragusa, aree nelle quali sono più numerosi i casi già in metastasi al momento della diagnosi (9,6% e 8,1%, rispettivamente). Questi alcuni dei dati emersi dallo studio Eurocare 5 alta risoluzione-Italia, che l'Istituto nazionale dei tumori di Milano ha pubblicato su Cancer epidemiology, analizzando sopravvivenza e adesione a linee guida internazionali per la diagnosi e terapia, in diverse aree del territorio italiano sulla base dei dati raccolti da 14 Registri tumore italiani. La conclusione dei ricercatori, che giunge proprio in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che si celebra oggi, è che sia la diagnosi precoce quanto l'accesso a trattamenti adeguati non sono omogeneamente disponibili in Italia, con la conseguenza che non tutti i pazienti ricevono le terapie più semplici e meno invasive, con perdita di qualità della vita e costi sociali più alti. Difatti, risulta che, rispetto alla media italiana, a Napoli o a Sassari una paziente con tumore al seno, con molto più probabilità (+30-40%), sarà sottoposta a un intervento di chirurgia demolitiva. Differenze geografiche analoghe si riscontrano anche per il tumore del colon-retto: meno diagnosi precoci a Sassari e Napoli e più numerosi i casi con metastasi (rispettivamente 31,3% e 35,3%), che invece a Modena e a Biella toccano il tasso minimo (rispettivamente 21,7% e 23,5%). Differenze anche per il melanoma cutaneo: la diagnosi precoce (tumore di spessore inferiore o uguale a 1 mm esegue l'esame del linfonodo sentinella) avviene in media nel 60,1%, con valori più alti a Reggio Emilia (76,3%) e più bassi a Ragusa (34,2%). Secondo Marco Pierotti, direttore scientifico dell'Int di Milano, «le disuguaglianze nella sopravvivenza dei pazienti oncologici, tuttora presenti in Italia, sono in larga parte motivate da disuguaglianze nella disponibilità di risorse e strutture sanitarie per il trattamento di pazienti oncologici, dalla disomogenea presenza dei programmi di screening e da una scarsa diffusione delle linee guida per diagnosi e trattamento. Queste disuguaglianze condizionano la migrazione dei pazienti del Sud verso le strutture sanitarie presenti nelle regioni del Centro-Nord, con conseguenti disagi e incremento della spesa sanitaria. Il potenziamento e l'adeguamento delle strutture sanitarie presenti nel sud del paese contribuirebbero quindi a migliorare la performance dell'intero sistema sanitario italiano».