Malati terminali: meglio morire a casa propria

Selezionata da Pietro Cazzola

I malati di cancro muoiono troppo spesso in ospedale, ma gli sforzi intrapresi in anni recenti  per  favorire il decesso a domicilio o in hospice si stanno dimostrando molto efficaci. L'invito arriva da Irene Higginson, oncologa e palliativista al King’s College di Londra, che ha appena pubblicato uno studio su Plos Medicine. «Credo che le cure di fine vita siano un tema rilevante per tutti, dato che la morte è l'unica cosa certa della nostra esistenza» comincia l’oncologa britannica, ricordando che ogni anno, circa 8 milioni di persone muoiono di cancro nel mondo. «I malati oncologici terminali, che vorrebbero morire a casa propria o in hospice, andrebbero accontentati, specie nei paesi con sufficienti risorse sanitarie» osserva Higginson. «Ciononostante, la maggioranza dei decessi per cancro avviene in ospedale, il luogo meno preferito per morire». Per consentire a chi si trova in fase terminale di morire dove vuole, bisogna comprendere i fattori che determinano il luogo di morte e come cambiano nel tempo. «Da questi presupposti nasce il progetto “Guidecare” creato per migliorare la qualità delle cure di fine vita e per aiutare i pazienti a morire dove preferiscono» dice l’oncologa, che dirige anche il Cicely Saunders institute di Londra, un hospice per i pazienti oncologici terminali e le loro famiglie. È proprio il progetto Guidecare ad aver promosso lo studio pubblicato su Plos Medicine, effettuato sui dati dell’Office of National Statistics relativi ai 2.281.223 adulti deceduti per cancro in Inghilterra tra il 1993 e il 2010. «L’ospedale è risultato il luogo più comune, con il 48% delle morti per cancro, mentre il 24,5% dei decessi è avvenuto in casa e il 16,4% in hospice» spiega l’oncologa, sottolineando che il rischio più alto di morire in ospedale lo corre chi è solo, vedovo o divorziato, chi ha più di 75 anni, i poveri e chi ha tumori ematologici o polmonari. «Tuttavia, dal 2005 in poi c'è stato un costante decremento delle morti in ospedale, circa il 50% in meno» osserva Higginson. E il calo coincide con il lancio di Life Care, un programma del Servizio sanitario britannico partito nel 2004 e mirato a promuovere la qualità delle cure di fine vita, permettendo ai malati di vivere e morire dove meglio credono.

PLoS Med 10(3): e1001410