Sale e iodio nell’alimentazione, Iss: medici di famiglia poco preparati

Selezionata da Pietro Cazzola

SaleNell’alimentazione degli italiani c’è un eccesso di sodio e una carenza di iodio, ma i medici di famiglia non risultano sufficientemente preparati sul tema. Lo dicono i risultati di un’indagine condotta dall'Istituto superiore di sanità su mille medici di medicina generale, da cui risulta che l'83% è favorevole a ridurre il sale negli alimenti e il 40% all'uso del sale iodato, ma solo il 23,3% conosce la raccomandazione del ministero della Salute sul sale iodato e la legge sulla iodoprofilassi, mentre il 45,6% conosce solo la raccomandazione o solo la legge, e il 31,1% non conosce né raccomandazione né legge. Andrea Poli, direttore scientifico di Nfi (Nutrition foundation of Italy) non è molto sorpreso per le insufficienti informazioni sulla nutrizione: «il problema è che non esiste un corso dedicato a questo tema durante il corso di laurea in Medicina e così le competenze nutrizionali di tutti i medici - e non solo quelli di famiglia - sono necessariamente limitate. Fanno probabilmente eccezione i pediatri, ma in generale i medici sono poco attenti ai temi di carattere nutrizionale perché non hanno un background adeguato; le informazioni vengono acquisite nella fase post laurea da chi ha un interesse specifico sull’argomento». Tuttavia, entrando nello specifico dei due elementi oggetto dell’indagine, colpisce il fatto che, nella pratica clinica, solo un medico su due raccomanda la riduzione dell'assunzione del sale ai propri assistiti. «Abbiamo svolto recentemente un’indagine su un campione della popolazione generale – afferma Poli - e il pubblico risulta abbastanza conscio dell’esigenza di ridurre il consumo di sale. A maggior ragione, ci si aspetterebbe che il medico ne fosse al corrente, ma può forse creare confusione il fatto che negli ultimi anni c’è una certa variabilità nelle quantità raccomandate dalle diverse linee guida internazionali. Riguardo allo iodio potrebbe invece incidere il timore di interferire in un meccanismo complesso come quello della produzione ormonale».

Renato Torlaschi