Grassi saturi: sono loro i nemici del cuore?

Selezionata da Pietro Cazzola

CuoreLe diete a basso contenuto di grassi non rallentano le malattie cardiache né aiutano a vivere più a lungo: i veri nemici da combattere sono zuccheri e carboidrati. Lo afferma James DiNicolantonio, ricercatore cardiovascolare di Ithaca, New York, e autore di un editoriale pubblicato sulla rivista Open Hearth in cui scrive che i consigli dietetici attuali, che demonizzano i grassi, si basano su studi ormai obsoleti. E tra questi c’è il famoso studio Seven Countries, svolto nel 1970 da Ancel Keys, dell’Università del Minnesota. Keys esaminò per cinque anni la dieta di dodicimila residenti in Finlandia, Grecia, Italia, Giappone, Jugoslavia, Olanda e Stati Uniti, concludendo che l’olio di oliva, povero di grassi saturi, riduceva il colesterolo, mentre proprio i grassi saturi lo aumentavano. «Ma a tutt’oggi non ci sono prove conclusive che una dieta a basso contenuto lipidico abbia effetti positivi sulla salute» riprende DiNicolantonio, spiegando che la riduzione dei grassi saturi abbassa la frazione A del colesterolo Ldl, fatta di particelle grandi, mentre la vera responsabile dell’aterosclerosi accelerata sembra la quota LDL-B: particelle piccole, dense e sensibili ai carboidrati. Un esempio? Nell’ultimo trentennio l’introito energetico proveniente dai grassi è sceso, ma l'obesità è aumentata: senza grassi il sapore del cibo peggiora, e l'industria li sostituisce con lo zucchero, calorie vuote che predispongono alla sindrome metabolica, un mix di ipertensione, disglicemia, aumento dei trigliceridi, bassi livelli di colesterolo HDL e incremento del girovita. E nel 75% dei casi il colesterolo totale è normale. Secondo DiNicolantonio l’ultimo colpo alla dieta a basso contenuto di grassi viene da due studi randomizzati: il Predimed (Prevención con Dieta Mediterranea) e il Lyon Diet Heart Study dai quali emerge che la dieta mediterranea riduce morbilità e mortalità cardiovascolare più di una dieta povera di grassi. Attenzione però: i grassi saturi non vanno confusi con i grassi trans che si ottengono idrogenando l’olio vegetale per non farlo irrancidire allungando la durata dei prodotti. I grassi trans dei fast food, patatine, margarina, biscotti e crackers, accrescono il rischio di malattie cardiache aumentando il colesterolo LDL e riducendo l’Hdl. Ma se i grassi saturi non sono così cattivi come li si dipinge, cosa c’è dietro ai 4 milioni di morti ogni anno in Europa per malattie cardiache? Ancora una volta la dieta. Il rischio di malattia coronarica cala con l’assunzione di frutta e verdura, eppure solo pochi le consumano tre o più volte al giorno. Il pesce abbassa il rischio di malattia coronarica, ma spesso il suo consumo non arriva alle due porzioni settimanali raccomandate. Le fibre alimentari riducono la mortalità coronarica, tuttavia il consumo medio giornaliero non arriva quasi mai all’obiettivo minimo di 18 grammi al giorno. Anche noci e cereali integrali sono protettivi, ma pochi lo sanno. E infine l’esercizio: nonostante i suoi noti benefici solo il 20% delle persone lo pratica almeno tre volte a settimana. «In sintesi, le linee guida dietetiche dovrebbero rivalutare gli studi finora svolti e riconsiderare le loro raccomandazioni in merito ai grassi saturi: i veri nemici ora sono altri» conclude DiNicolantonio.

Open Heart 2014;1