Broncopneumopatia cronica ostruttiva: a Venezia esperti a confronto su bisogni clinici e novità terapeutiche

Chiara Mattavelli - Noesis Comunicazione
MAXXIVenezia, 13 marzo 2014 - Tosse e affanno: sono questi i campanelli d’allarme della BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), patologia respiratoria cronica che provoca un’ostruzione progressiva e non completamente reversibile dei bronchi e dei polmoni e può portare fino all’insufficienza respiratoria. Da oggi al 15 marzo oltre 300 tra i maggiori esperti italiani di pneumologia sono riuniti a Venezia al convegno “MAXXI - Massimizzazione della broncodilatazione”, organizzato con il contributo incondizionato di Novartis, per approfondire i bisogni clinici dei pazienti e le strategie farmacologiche più innovative, comprese le terapie in fase di sviluppo clinico e di imminente disponibilità nel nostro Paese.
La BPCO colpisce circa 210 milioni di persone in tutto il mondo ed è in costante crescita, tanto che le proiezioni la collocano al terzo posto tra le cause di morte entro il 2020. Si stima che in Italia dal 5 al 6% della popolazione ne soffra e sebbene sia spesso considerata una malattia dell’età più avanzata, le stime suggeriscono che il 50% delle persone con BPCO abbia meno di 65 anni e che la patologia sia in crescita tra le donne, a causa dell’aumento dell’abitudine al fumo nel sesso femminile.
Tosse, espettorato e progressiva mancanza di respiro nel compiere i più semplici gesti quotidiani sono i principali sintomi della patologia, che viene spesso diagnosticata tardi, quando la funzione respiratoria è ormai compromessa e i sintomi possono pregiudicare notevolmente la qualità di vita e accrescere il grado di disabilità dei pazienti.
“Uno degli aspetti fondamentali della diagnosi è la distinzione tra asma e BPCO, due condizioni patologiche diverse che comportano differenti processi patogenetici, ma che vengono tuttora spesso confuse e non correttamente trattate - dichiara Francesco Blasi, Professore Ordinario di Malattie Respiratorie presso l’Università degli Studi di Milano. Un’attenta analisi della storia clinica del paziente e dei fattori di rischio, unitamente alla spirometria, sono essenziali per una diagnosi differenziale. Le due patologie rispondono infatti in maniera diversa ai trattamenti e se gli steroidi inalatori sono efficaci nell'asma, nella BPCO dovrebbero essere riservati  ai pazienti con fenotipo bronchite cronica, più compromessi funzionalmente e con frequenti riacutizzazioni”.
In Italia gli studi hanno riscontrato che l’inappropriatezza terapeutica interessa un numero ancora molto elevato di pazienti, con il 54,9% dei soggetti eccessivamente trattati (over-prescription)[1].
Una volta correttamente diagnosticata la patologia e individuato l’adeguato trattamento, è inoltre fondamentale che il medico dedichi del tempo al paziente per educarlo ad utilizzare i farmaci prescritti e i relativi inalatori, con l’obiettivo di favorire l’aderenza alla terapia.
“Come in tutte le malattie croniche, anche nella BPCO si stima che solo un paziente su due assuma la terapia. L’aderenza è quindi un aspetto cruciale, che ha due presupposti fondamentali: l’accettazione di malattia e la consapevolezza. Purtroppo gli studi hanno dimostrato che solo il 12% della popolazione italiana conosce la BPCO, e questo pone un problema fondamentale di informazione - commenta G. Walter Canonica, Direttore della Clinica di Malattie Respiratorie e Allergologia dell’Università di Genova - IRCCS A.O.U. San Martino. Nella terapia inalatoria della BPCO, inoltre, un ruolo fondamentale per l’aderenza è svolto dall’inalatore. L’educazione all’utilizzo del device, svolta dal medico o dal personale infermieristico, andrebbe ripetuta a tutte le visite di controllo per verificare che il paziente ne faccia un uso corretto, evitando, se possibile, di cambiare il tipo di inalatore nel corso della terapia”.
Un ulteriore problema aperto è che oltre i 2/3 dei pazienti con BPCO presenta sintomi persistenti quali tosse e catarro nonostante la corretta aderenza ai trattamenti prescritti [2]“Il problema fondamentale del paziente con BPCO è la difficoltà, con le terapie ad oggi esistenti, di raggiungere una broncodilatazione ottimale, il che comporta mancanza di respiro persistente e incapacità ad affrontare lo sforzo fisico - aggiunge Francesco Blasi. I polmoni non sono infatti in grado di far fronte all’aumento delle richieste di ossigeno da parte dei tessuti periferici perché l’aria rimane intrappolata al loro interno a causa della broncostruzione, impedendo l’arrivo di nuova aria per consentire un corretto scambio respiratorio. Da qui l’esigenza di individuare nuove strategie terapeutiche che migliorino la broncodilatazione”.
Durante la seconda giornata del convegno, verranno presentati i risultati di uno dei più vasti programmi internazionali di studi clinici sulla BPCO, che raggruppa 11 studi condotti o in fase di svolgimento in 52 Paesi per valutare l’efficacia e la sicurezza di una nuova classe terapeutica che sarà presto disponibile anche in Italia.
Questa nuova classe terapeutica è probabilmente destinata a diventare lo standard nella terapia della BPCO in fase stabile perché unisce, in un’unica formulazione e in un singolo inalatore, un agonista beta2-adrenergico (LABA) e un antagonista muscarinico (LAMA) a lunga durata d’azione - spiega Andrea Rossi, Professore di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso l’Università di Verona e Direttore dell’U.O.C. di Pneumologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Integrata di Verona. L’azione sinergica di due broncodilatatori, che agiscono con due meccanismi differenti ma complementari, consente di massimizzare la broncodilatazione: la persona ha meno mancanza di respiro e può quindi fare più esercizio fisico, ad esempio una passeggiata in bicicletta con gli amici, riconquistando una soddisfacente qualità di vita. I bronchi più aperti e il migliore rinnovo dell’aria riducono inoltre il rischio di riacutizzazioni e ricoveri ospedalieri”.
Nell’ambito di questa nuova classe terapeutica, lo scorso settembre 2013 QVA149 (indacaterolo 110 mcg / glicopirronio 50 mcg, erogati tramite il device Breezhaler) ha ricevuto dalla Commissione Europea l'autorizzazione all'immissione in commercio valida in tutta l'Unione Europea ed è ora in fase di valutazione ai fini della rimborsabilità da parte del SSN anche nel nostro Paese.
 
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Novartis fornisce soluzioni terapeutiche in grado di far fronte alle esigenze, in continua evoluzione, dei pazienti e della società. Con sede a Basilea, in Svizzera, Novartis offre un portafoglio diversificato per meglio rispondere a queste esigenze: farmaci ad alto contenuto di innovazione, prodotti per la cura dell’occhio, farmaci generici a costi competitivi, vaccini preventivi e dispositivi diagnostici, prodotti per automedicazione e specialità veterinarie. Novartis è la sola azienda al mondo a detenere una leadership in tutte queste aree. Nel 2013, le attività del Gruppo hanno registrato un fatturato di 57,9 miliardi di dollari, mentre circa 9,9 miliardi di dollari (9,6 miliardi di dollari escluse le svalutazioni e gli ammortamenti) sono stati investiti in Ricerca & Sviluppo. Le società del Gruppo Novartis contano circa 136.000 collaboratori e operano in oltre 140 Paesi del mondo. Ulteriori informazioni sono disponibili nei siti www.novartis.it e www.novartis.com.
  1. Corrado A, Rossi A. How far is real life from COPD therapy guidelines? An Italian observational study. Resp Med 2012;   doi:10.1016/j.rmed.2012.03.008.
  2. Jones PW et al. Health-related quality of life in patients by COPD severity within primary care in Europe. Respir Med 2011; 105 (1):57-66

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