Pre-diabete: una diagnosi inutile

Selezionata da Pietro Cazzola

Pre-diabeteNei pazienti con valori glicemici modestamente elevati la diagnosi di pre-diabete è inutile e superflua, secondo gli autori di un articolo di approfondimento pubblicato sul British medical journal. «Il motivo? Dopo il riscontro di un pre-diabete gli ipoglicemizzanti ritardano solo di pochi anni la comparsa di un vero diabete tipo 2, e senza alcuna evidenza di benefici a lungo termine per la salute» spiega Victor Montori, professore di medicina alla Mayo Clinic di Rochester, Minnesota. E aggiunge: «Il diabete di tipo 2 è la fine di un lungo percorso preceduto da un aumento della resistenza periferica all'insulina, da un incremento della pressione arteriosa e dalla comparsa di un profilo lipidico anormale». L'aumento della glicemia si verifica molto più tardi, quando il pancreas non è più in grado di produrre quantità sufficienti di insulina per mantenere i livelli di glicemia nell’ambito della norma. I termini pre-diabete e sindrome metabolica sono usati quasi come sinonimi, ma la definizione di sindrome metabolica della International diabetes federation è molto più ampia di quella di pre-diabete, e comprende l’aumento della pressione, la dislipidemia e l'obesità centrale. «Tutti parametri legati al sovrappeso, migliorabili con modifiche dello stile di vita che includono il calo ponderale e l’esercizio fisico» riprende John Yudkin, coautore dell’articolo e professore emerito di medicina all’University college London, sottolineando che diagnosticare e curare con gli ipoglicemizzanti il pre-diabete può non essere così utile come sembra. «In effetti, gran parte degli studi sugli anti-diabetici nel diabete di tipo 2 non mostrano effetti sul rischio cardiovascolare, al contrario di quanto accade per i farmaci che abbassano la pressione o i lipidi nel sangue» riprende l’autore, contestando il punto di vista glucocentrico del diabete di tipo 2 promosso dalle aziende farmaceutiche. «Anche se, è bene ricordarlo, la glicemia elevata aumenta il rischio di cataratta, retinopatia, insufficienza renale e forse di demenza» puntualizza il ricercatore, ricordando che la percentuale di over 40 etichettati come pre-diabetici è salita dal 12% del 2003 al 35% del 2011 in linea con la crescita dell'obesità. E questo, secondo gli autori, preannuncia uno tsunami di diabete di tipo 2 negli anni a venire. Conclude Montori: «È di importanza fondamentale rallentare l'epidemia di obesità e diabete. E per farlo non bisogna trasformare i sani in pre-diabetici, ma usare le risorse disponibili per modificare l’alimentazione, la cultura, la sanità e le politiche economiche che hanno innescato l’epidemia». 

Bmj 2014; 349 doi: http://dx.doi.org/10.1136/bmj.g4485