La niacina non modifica il rischio cardiovascolare nell’aterosclerosi

Selezionata da Pietro Cazzola

CuoreNei pazienti con malattia vascolare aterosclerotica, l'aggiunta di niacina-laropiprant alla terapia anti colesterolo Ldl con statine non riduce il rischio cardiovascolare ma aumenta gli eventi avversi gravi. Ecco le conclusioni di Hps2-Thrive, ovvero Heart protection study 2–Treatment of Hdl to reduce the incidence of vascular events, un trial multicentrico appena pubblicato sul New England journal of medicine. Dice Jane Armitage, epidemiologa all’università di Oxford, in Gran Bretagna, e coautrice dell’articolo: «Dati osservazionali indicano che il livello di lipoproteine a bassa densità (Ldl) è fortemente associato al rischio di malattia coronarica e che elevati valori di lipoproteine ad alta densità (Hdl) sono protettivi, e dosi elevate di niacina aumentano l’Hdl». Per questo le attuali linee guida raccomandano la niacina per ridurre il rischio cardiovascolare, e il suo uso negli Stati Uniti è in costante aumento, nonostante la mancanza di prove da studi randomizzati di un effettivo beneficio clinico se aggiunta al trattamento in corso. Da qui Hps2-Thrive, progettato per valutare gli effetti della niacina a rilascio prolungato associata a laropiprant in 25.673 pazienti con pregressa malattia cardiovascolare trattati con il farmaco o con placebo. «L'arrossamento cutaneo dovuto alla niacina dipende dal rilascio di prostaglandina D2 (PGD2) che causa vasodilatazione, e il laropiprant blocca i recettori PGD2 riducendo frequenza e intensità dell'arrossamento» chiarisce Armitage. L’indicatore di efficacia dello studio era la comparsa o meno di un evento cardiovascolare maggiore come l’infarto miocardico non fatale, la morte per cause coronariche, l’ictus o la rivascolarizzazione arteriosa. Ma a conti fatti il risultato è stato deludente: niacina-laropiprant rispetto al placebo non ha avuto effetti significativi sull'incidenza di eventi vascolari maggiori, con percentuali rispettivamente del 13,2% e del 13,7%. Viceversa, è aumentata l’incidenza di infezioni, di disturbi nel controllo del diabete e di gravi eventi avversi gastrointestinali. «L’assenza di benefici dovuti all’innalzamento del colesterolo Hdl mettono in dubbio l’ipotesi che quest’ultimo sia un fattore di rischio causale nella genesi degli eventi cardiovascolari» commenta in un editoriale Donald Lloyd-Jones, della Divisione di cardiologia alla Northwestern university Feinberg school of medicine di Chicago. «Anche se elevati livelli di colesterolo Hdl si associano a una prognosi migliore, è il momento di affrontare il fatto che l'aumento del colesterolo Hdl non ne sia l’artefice diretto». 

N Engl J Med. 2014 Jul 17;371(3):203-12. doi: 10.1056/NEJMoa1300955
N Engl J Med. 2014 Jul 17;371(3):271-3. doi: 10.1056/NEJMe1406410