Hiv e cause di morte: i cambiamenti dal 1999 al 2011

Selezionata da Pietro Cazzola

HIVCause di morte in persone con Hiv: una collaborazione multi-coorte ne ha valutato l’andamento nel tempo nell’arco di una dozzina di anni, sulla base dei dati di circa 50.000 soggetti. Colette Smith, dello University college di Londra e prima firmataria dell’articolo pubblicato su Lancet, spiega l’origine dello studio: «Con l’arrivo del trattamento antiretrovirale efficace, l’aspettativa di vita per le persone con Hiv si sta ora avvicinando a quella osservata nella popolazione generale. Di conseguenza, è aumentata l’importanza relativa di altre morbilità tradizionalmente non correlate all’Aids. Abbiamo valutato le tendenze nel tempo della mortalità per tutte le cause e la morte per specifiche cause in persone con Hiv dal 1999 al 2011». Le persone considerate dal lavoro provengono dallo studio di raccolta dei dati sugli effetti collaterali dei farmaci per l’Hiv, il D:A:D (Data collection on adverse events of anti-Hiv drugs), realizzato attraverso una collaborazione di 11 studi di coorte in 212 cliniche in Europa, Stati Uniti e Australia, in cui vengono seguite persone Hiv-1 positive in cura. Nel lavoro di Smith e colleghi il follow up copriva il periodo compreso tra marzo 1999 e il decesso, la perdita al follow up o il 1 febbraio 2011. Su circa 50.000 partecipanti allo studio, le morti sono state 3.909. La cause principali di morte sono state Aids-correlate (29%), tumori non Aids-correlati (15%), malattie epatiche (13%) e malattie cardiovascolari (11%). I numeri legati a morte per tutte le cause per 1.000 anni-persona sono diminuiti da 17,5 nel 1999-2000 a 9,1 nel 2009-2011, con una diminuzione da 5,9 a 2,0 per le morti Aids-correlate, da 2,7 a 0,9 per malattie epatiche e da 1,8 a 0,9 per malattie cardiovascolari, mentre sono rimasti sostanzialmente stabili i decessi per tumori non legati ad Aids (lievemente aumentati da 1,6 a 2,1). Questa l’interpretazione dei ricercatori: la riduzione recente dei tassi di morte Aids-correlata è da collegare ai continui miglioramenti nella conta delle cellule CD4 e la spiegazione ipotizzata della riduzione nel tempo dei tassi di morte per malattia epatica e cardiovascolare è sostanzialmente legata a un miglioramento nell’utilizzo di interventi preventivi non specifici per Hiv. «Il trattamento per tutta la vita con potenti antiretrovirali rende cruciale il monitoraggio del numero di morti per cause specifiche che finora sono state rare. Tale monitoraggio garantirà che ogni aumento venga identificato in una fase precoce» afferma Smith, e conclude: «Ci sono state drastiche riduzioni nei tassi di morti correlate ad Aids, a cause epatiche e a cause cardiovascolari, è questi dati forniscono supporto agli effetti clinici positivi netti della terapia antiretrovirale nel lungo periodo. Le morti per cancro non legato ad Aids sono ora le più comuni cause di morte non legate all’infezione. Alcune tossicità potenziali da farmaco sono cumulative o potrebbero essere associate a un ritardo nella manifestazione clinica, quindi è importante continuare il monitoraggio in futuro». 

The Lancet 2014; 384(9939): 241-248. doi:10.1016/S0140-6736(14)60604-8