Tumore seno in fase iniziale, studio italiano apre a interventi meno invasivi

Selezionata da Pietro Cazzola

Tumore senoLa chirurgia per il trattamento dei tumori del seno in fase iniziale è sempre meno invasiva: lo dimostra uno studio italiano, condotto dai ricercatori dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e pubblicato sulla rivista Cancer. Gli autori hanno preso in esame l’intervento chirurgico di tipo conservativo di quadrantectomia, che consiste nell’asportazione dei tessuti malati circoscritti alla neoplasia, senza la totale asportazione del seno. Dopo la quadrantectomia viene eseguito l’esame del linfonodo sentinella che ha la funzione di drenare la linfa dell’area del tumore. Se questo linfonodo contiene cellule tumorali tutti i linfonodi ascellari, la procedura corrente ne prevede l’asportazione con un ulteriore intervento chirurgico. L’asportazione dei linfonodi ascellari è stata ritenuta finora parte fondamentale del trattamento del tumore mammario in fase iniziale, ma in base ai risultati ottenuti dai ricercatori milanesi potrebbe non essere più necessaria. La sperimentazione ha coinvolto 565 pazienti dai 30 ai 65 anni, operate dal 1998 al 2003 e seguite con un follow-up medio superiore ai dieci anni. Suddivise in modo randomizzato in due gruppi, le donne che dopo la quadrantectomia hanno subito l’asportazione dei linfonodi ascellari non hanno evidenziato benefici rispetto a quelle inserite nell’altro gruppo, sottoposte solo alle terapie mediche post-operatorie, né in termini di sopravvivenza libera da malattia né di sopravvivenza complessiva. «Questo studio – commenta Marco Pierotti, direttore scientifico della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano - si colloca nella tradizione dell’Istituto nella cura dei tumori della mammella segnata da ricerche innovative pionieristiche che hanno cambiato anche a livello internazionale i paradigmi di questa malattia. Dieci anni di osservazione e l’integrazione di ricerca clinica e biologica, altra caratteristica dell’Istituto, hanno portato a questo risultato che permette, a parità di esito clinico, di modulare gli interventi con migliore qualità di vita dei pazienti e anche significative ricadute di risparmio economico».

Renato Torlaschi