L’aderenza scende quando la cura costa cara

Selezionata da Pietro Cazzola

FarmaciSecondo uno studio appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology da un gruppo dell’Università del North Carolina i pazienti con co-pagamenti farmaceutici gravosi sono quelli che più di frequente interrompono o non seguono le cure anticancro per la leucemia. «Quando la compartecipazione dei malati ai costi delle prescrizioni diventa troppo alta, molti saltano o sospendono le dosi» dice Stacie Dusetzina, ricercatrice alla Gillings School of Global Public Health e prima firmataria dell’articolo. Usando i dati americani sull’imatinib farmaco antileucemico prodotto da Novartis con il nome di Glivec, i ricercatori hanno trovato che i pazienti con co-pagamenti più elevati avevano il 70% di probabilità in più di sospendere il farmaco e il 42% di saltarne le dosi. Dusetzina, assieme ai colleghi dell’Università di Harvard e del Dana Farber Cancer Institute, ha esaminato la relazione tra copagamenti e aderenza alla terapia su una coorte di pazienti fra 18 e 64 anni tra il 2002 e il 2011. E dai dati raccolti emerge che il contributo assicurativo da parte del malato alla cura con Glivec varia da zero a 4.792 dollari per una fornitura di 30 giorni, con costi in aumento nel corso degli anni. Imatinib è tra i maggiori successi del moderno sviluppo farmaceutico: prima del suo sviluppo un paziente con leucemia mieloide cronica (CML) aveva una sopravvivenza del 30% a cinque anni dalla diagnosi, passata con l'avvento del farmaco all’89%. Ma solo se i pazienti aderiscono al trattamento. «Chi salta anche solo il 15% delle dosi può andare incontro a recidive e sviluppo di resistenza» spiega la ricercatrice. «Sappiamo che il farmaco è costoso, ma la maggior parte dei pazienti ha comunque copagamenti bassi, circa 30/50 dollari per 30 giorni di cura» aggiunge Dusetzina, sottolineando tuttavia che i contributi a carico del paziente sono gradualmente saliti fino a 145 dollari mensili nel 2012, con il 6,4% che paga oltre 500 dollari al mese. E Walid Gellad, ricercatore del Center for Health Equity Research and Promotion dell’Università di Pittsburgh in Pennsylvania, commenta in un editoriale: «Tali implicazioni trascendono imatinib, in quanto il costo di molti nuovi farmaci per le malattie rare può arrivare anche oltre i 100.000 dollari l'anno. Questi risultati dovrebbero richiamare l’attenzione su ogni prodotto farmaceutico molto efficace, ma anche molto costoso. E' importante definire strategie per rendere tali farmaci più convenienti per i pazienti».

J Clin Oncol  Doi: 10.1200/JCO.2013.52.9123