Ca colorettale: se follow-up più approfondito, recidive mordono meno

Selezionata da Pietro Cazzola

Cancro colonTra i pazienti sottoposti a chirurgia curativa per cancro colorettale primitivo, lo screening con la tomografia computerizzata (Tc) e l'antigene carcinoembrionale migliorano l’efficacia del trattamento chirurgico delle recidive locali rispetto al regolare follow-up, sebbene non ci siano vantaggi a usare assieme entrambi i test. Ecco le conclusioni di uno studio multicentrico britannico pubblicato sul numero di Jama di oggi. «Per scoprire eventuali recidive i pazienti che hanno subito un intervento risolutivo vengono di solito sottoposti a un follow-up minimo per almeno 5 anni, una pratica comune basata su limitate evidenze scientifiche» spiega John Primrose, ricercatore all'Università di Southampton e coautore dell’articolo, che assieme ai colleghi ha verificato la capacità di scoprire recidive di due metodi di screening: il dosaggio dell'antigene carcinoembrionale (CEA) e la TC. A questo scopo sono stati randomizzati 1.202 pazienti in 39 ospedali britannici, suddivisi a caso in 4 gruppi: solo CEA, 300 pazienti: misurazione del CEA ogni 3 mesi per 2 anni, poi ogni 6 mesi per 3 anni, con un'unica TC a torace, addome e pelvi a 12 a 18 mesi se richiesto dal chirurgo all’inizio dello studio; solo TC, 299 pazienti: TC di torace, addome e pelvi ogni 6 mesi per 2 anni, poi annualmente per 3 anni; CEA+TC, 302 pazienti; follow-up minimo, cioè singola TC di torace, addome e pelvi  a 12 a 18 mesi dall’intervento se richiesto dal chirurgo all’inizio dello studio, 301 pazienti. Una recidiva del tumore è stata rilevata in 199 partecipanti nell’arco del periodo di osservazione durato in media 4,4 anni, e nel 5,9 per cento dei casi le recidive sono state scoperte con sufficiente anticipo per essere operate. Rispetto al follow-up minimo, la differenza assoluta nel numero di recidive operate nel gruppo CEA era del 4,4 per cento, del 5,7 per cento nel gruppo CT e del 4,3 per cento nel gruppo CEA+CT . «Più di due terzi dei pazienti sottoposti a intento curativo erano ancora in vita a oltre quattro anni dalla recidiva, e ciò suggerisce che la sopravvivenza a 5 anni può essere maggiore del 40 per cento, come riportato in precedenza» conclude Primrose.
JAMA. 2014;311(3):263-270